VERA DONNA
VERO PRETE
ho pubblicato questo articolo in Adista/Nuovi Segni n. 26
dl 4 luglio 2020
Nome:
Ludmila. Attività: Prete cattolico. Felicemente in vita, per lei e per noi.
Ludmila
Javorová: ordinata il 28 dicembre 1970, a Brno [allora
Cecoslovacchia, ora Repubblica Ceca], dal vescovo Felix Maria Davídek.
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Milada Horakova al processo |
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Ludmila al lavoro nella fabbrica di tappeti |
Non
era un teologo barricadero Davídek, tra i protettori della sua comunità aveva
previsto nientemeno che padre Pio e papa Pio XII. Non era Dietrich Bonhoeffer e
le sue comunità non erano la Chiesa
Confessante tedesca, ma sicuramente erano una chiesa resistente. Un po’ Davídek
si ispirava al teologo/scienziato Teilhard de Chardin, allora seriamente diffamato
dalla gerarchia cattolica, oggi riconsiderato, ma era soprattutto molto
preoccupato dal ritorno di un qualche neostalinismo con relativa persecuzione a
raffica della Chiesa Cattolica. Ne sapeva qualcosa, si era fatto quattordici
anni di carcere, dal 1950 al ’64. L’idea di pericolo lo spingeva alla
proliferazione delle ordinazioni: che ogni comunità per quanto esigua avesse
come riferimento un ministro, prete o vescovo, uomo o donna che fosse.
Disegnando, forse inconsapevolmente, un nuovo modello di chiesa. Morto nel 1988
non ebbe modo di vedere gli avvenimenti epocali dell’anno successivo né di
scoprire che, senza alcun intervento di Stalin, tre quarti degli adulti della
Repubblica Ceca si dichiarano oggi atei, agnostici e senza alcuna religione.
Tornando a casa dal lavoro, il 28
dicembre, mi fermai da Felix e gli dissi: “Sì, riceverò l’ordinazione”. Fu
tutto molto semplice. Dissi di sì all’ordinazione e così accettai di ricevere
tutto ciò che essa implicava, tutte le conseguenze che vi erano connesse.
Naturalmente non avevo idea della grandezza e della forma della croce che mi
stava davanti e che mi aspettava. Né sapevo come avrei espresso questo carisma,
ma lo accolsi con fede, senso di responsabilità ed amore” racconta Ludmila. Subito dopo il rito celebra
la sua prima messa che resterà sempre un atto individuale e riservato. Il 25 e
26 dicembre 1970 si era tenuto nel villaggio di Kobeřice, poco distante da
Brno, il concilio della chiesa underground sul tema dell’ordinazione delle
donne. Dopo due anni di studi, incontri e seminari, si ritrovano preti,
vescovi, laici, suore, rispettando le consuete e rigorosissime regole per non
dare nell’occhio. Il concilio si spacca esattamente a metà, ma Davídek va avanti secondo coscienza e ordina
Ludmila. Ne patisce il codice di diritto canonico, ma non la sacramentalità
dell’ordinazione.
Quando nel 1995 Javorová rende
nota la sua condizione di prete consacrato e il fatto che continua, e vuole
continuare, a celebrare messa, le gerarchie romane vanno nel panico, evitano
qualsiasi dialogo, richiedono abiure, mettono sotto silenzio.
Il mio tentativo qualche anno
fa di incontrarla a Brno, dove svolge attività pastorali in parrocchia, non ha
avuto successo. La sua riservatezza è ferrea.
Non risulta che la Chiesa
Cattolica sia sprofondata agli inferi a causa di questa vera donna vero corpo
femminile vero prete sacerdos in aeternum.
Altre diffuse rogne sessuali minacciano pesantemente l’istituzione. Satana non ha prevalso, anche se alcuni cardinali vanno
predicando che l’uomo vestito di bianco [uno dei due] che si aggira per le
stanze del Vaticano e sotto la cupola di san Pietro lasci dietro di sé una scia
sulfurea.
Svuotare di sacralità il ruolo del prete cattolico in
nome del “sacerdozio universale dei credenti” oppure rendervi comunque
partecipi le donne sempre in nome del “sacerdozio universale”? Il confronto su
questi due estremi, minoritario ma non irrilevante, è aperto anche nel mondo
cattolico, nonostante le inflessibili prese di posizioni della gerarchia, papa
Francesco compreso. L’incalzante questione del crollo delle “vocazioni”
maschili scardinerà presto o tardi la negazione ecclesiastica di un compito
ministeriale femminile. E’ così dolente il ricordo del primo Apostolo che
riceve il comandamento da Gesù di annunciare a tutti gli altri il fondamento
della fede, la sua Resurrezione? Il primo Apostolo di nome faceva Maria di
Magdala [Giov. 20, 11-18].
Matteo Blastares, canonista bizantino del XIV secolo,
nel ricordare come le donne nei primi secoli del cristianesimo accedessero
all’altare, attribuisce la fine di questa tradizione al fatto che le donne
hanno un incontrollabile flusso mensile di sangue. Sono cioè impure.
Vuoi mettere che?
ne avevo già scritto dieci anni fa sollevando pochissimo interesse
testo di Matteo Blastares in Ordained Women in the Early Church: A Documentary History, Evid Madigan, Carolyn Siek, The Johns Hopkins University Press, 2005, pag 138
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