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IO E GLI EPSTEIN FILES

  IO E GLI EPSTEIN FILES Sodoma e Gomorra, cena Trimalchionis e il Satyricon , il papa Borgia  e,  come lui, gli assatanati familiari...   Epstein files.  La storia straripa di esempi di cene eleganti. Sappiamo invece niente a Est. Si suppone tutti cherubini e serafini, Ayatollah e pasdaran, alti funzionari ci nesi di partito , oligarchi russi che possiedono lo Stato. La democrazia ansimante non fa trapelar niente. Migliaia di talmudisti si sono gettati sugli Epstein Files, H anno da impegnarsi non poco, anche se si aspettano tutti  i files e possibilmente non censurati. C'è da fare anche per l' intelligenza artificiale , soprattutto per l' intelligenza fatale per i coinvolti. Prima verrà una serie Netflix  molto commovente, suppongo.  L'arresto del principe Andrea ,  non per aver violentato donne passategli da Epstein, ma per aver passato fogli finanziari che non doveva,  fa traballare una monarchia vecchia di mille anni. Era ora...
LAVORO DA SVENIRE articolo pubblicato su Il Manifesto  del 10 settembre 2016 foto Samer Muscati  HRW All’improvviso e contemporaneamente. Decine di giovani donne svengono. Come è successo negli anni precedenti, verso l’estate. Solo nel 2012, documentati 2100 casi, idem negli anni successivi. Cadono come fossero possedute. Operaie al lavoro nei nuovi distretti industriali della provincia di Kandal, cintura di Phnom Penh , capitale della Cambogia . Aziende tessili e calzaturifici. La T shirt che indosso la sa lunga su questa storia, se capissi la sua lingua. Svengono come a comando, a grandi gruppi. Lettighe, infermiere, flebo. Interruzione del lavoro vivo, perché il lavoro svenuto non si è ancora riusciti a sottometterlo. L’industria dell’abbigliamento costituisce il 95% dell’export cambogiano. Ci lavorano almeno in 650.000, al 90% donne. Sparpagliate in più di 500 imprese in mano a proprietari che stanno in Cina, Corea del sud, Taiwan, Malesia, Singapore, Hon...

Canto della tempesta che verrà

CANTO DELLA TEMPESTA CHE VERRA' recensione pubblicata su ALIAS,   supplemento culturale de Il Manifesto  del 31 agosto 2014 Lui è un trentenne che insegna francese in un liceo e cita spesso Rousseau . L’altro è un primo ministro spregiudicato, noto tombeur  de femmes. Lei è di ottima famiglia ed  è di una bellezza raffinata. “Siamo nel passato. Io adoro il passato. E’ assai più riposante del presente e ben più sicuro dell’avvenire ” recita il protagonista di un film, che tutti vedono,  con Simone Signoret, Serge Reggiani, Gerard Philippe e Isa Miranda . Le canzoni di Edith Piaf   e di Perry Como fanno da sottofondo alla vicenda. Poco più di vent’anni dopo, nello stesso luogo si aggirano  un milione e mezzo di anime morte abbattute con un colpo alla nuca, a badilate o dagli stenti. Erano il “ vecchio popolo ” che non ce l’aveva fatta ad andare al di là del cielo, a costituire la nuova stirpe  del socialismo dal volto disumano....
ho pubblicato su L'INDICE di aprile 2014 una recensione al libro di Madeleine Thien   L'ECO DELLE CITTA' VUOTE   “ Fin dall’inizio ci vengono affidate molte vite che conserviamo dentro di noi. Dal primo all’ultimo mattino lottiamo per portarle con noi fino alla fine”: parole dall’ultima pagina di L’eco delle città vuote [perché rendere così l’originale Dogs at the Perimeter ?]   di Madeleine Thien , scrittrice canadese nata a Vancouver nel 1974 da padre cino-malese e madre di Hong Kong.   E’ il suo quarto libro di narrativa. Ai precedenti è arriso un gran successo internazionale. Certezze è stato tradotto da Mondadori nel 2008. Scrittura di grande eleganza. Lirica, perfin troppo: Il lampeggiante arancione del suo camion gira su di noi come una risata silenziosa . Ma è questione di gusti, si sa. Avvincente, comunque, anche là dove scarnifica le esistenze. Il canone internazionale è rispettato, anzi molto migliorato. Il romanzo globale ha qui una ...

IL SORRISO DI POL POT

Riproduco la recensione che ho pubblicato su Il Manifesto del 18 novembre 2010, nella versione originaria, non "riveduta e corretta" dalla redazione . La prima volta che entrai in quell’edificio scolastico senza fronzoli era più di vent’anni fa. Stanza dopo stanza era come percorrere i cunicoli bui del Novecento. Ero il solo ad aggirarmi per quelle stanze malandate e non ancora esibite turisticamente al mondo. Ti seguivano implacabili gli sguardi delle centinaia di foto tessera appese al muro. Il sole sfolgorante di fuori era quasi notturno. Non saprei esprimere diversamente l’attrito tra quello che vedevo, la mia vita e tutto il resto. L’ex liceo era stata la sede dell’ Ufficio di Sicurezza 21 [S-21] Tuol Sleng , dove morirono tra maltrattamenti e torture più di 10.000 persone tra il 1975 e il ’79, durante il regime dei khmer rossi. Phnom Penh, Cambogia. Mi autorizza ad un incipit personale il libro di Peter Fröberg Idling , Il sorriso di Pol Pot , [Iperbo...