DAI MARGINI ripubblico un testo uscito nel 2003 e dunque datato nei riferimenti di cronaca, un po' meno nel resto. Spero. E' sempre più difficile dire qualcosa sul mondo o su di sé. Perché il mondo non sta lì, immobile, ad aspettare me, si muove. Non è più un testo scritto che abbia solo bisogno di interpretazione e di un lingua per raccontarlo. Ma è un testo fluido in cui io sono immerso. Ho un bel cliccare qua e là, il mondo non mi appare come una spazio in cui discernere vero dal falso, ma come scenari variabili in cui continuamente muta sì l'universo delle emittenti, delle cose che mandano segnali in contemporanea, ma anche, e inaspettatamente, quello delle riceventi, delle nostre teste che sono fuori formato, costruite sull'asse di una scansione sequenziale e critica. I segni si trasmettono in tempo reale con una durata di esposizione inferiore a quella necessaria al cervello sociale per decodeficarli consapevolmente. C'è una profonda dissimmetria ...