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su HAMAS/ISIS
Il 3 maggio
scorso nella striscia di Gaza, a Deir
el-Belah, le forze di sicurezza di Hamas radevano al suolo una
moschea. Un potere islamista sunnita si
scontrava con una realtà sunnita islamista, più
islamista. Per la precisione salafita.
Nel mese di maggio c’è stata una intensificazione del conflitto tra Hamas e i gruppi salafiti, dichiarati
seguaci dell’ISIS. Younis Honour, 27
anni, seguace del Daesh [Stato
Islamico] è stato ucciso pochi giorni fa dalle forze di sicurezza di Hamas, un comandante delle medesime, Saber Siam, era stato fatto saltare in
aria con la sua auto presumibilmente da salafisti filo ISIS. Forse gli stessi
che avevano sparato colpi di mortaio verso Khan
Younis, campo di addestramento di Hamas,
e alcuni razzi verso Israele che ha subito risposto con incursioni aeree.
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Salafiti a Gaza, foto Reuter |
Una
situazione bollente che i dirigenti di Hamas
tendono a minimizzare: sono quattro gatti, non hanno infrastrutture finanziare
e logistiche, esistono solo su internet. Non è difficile immaginare come le parole d’ordine dell’ISIS per un
governo musulmano universale, un califfato per tutti i musulmani, comincino a
far presa contro la prospettiva di un movimento nazionale che aspira da troppo
tempo ad uno Stato palestinese sempre più lontano e irraggiungibile. Restano
solo le smisurate distruzioni e i duemila morti prodotti dalla criminale
operazione Margine protettivo
realizzata lo scorso anno dall’esercito israeliano Anche in Cisgiordania si
danno segni di insofferenza per un progetto politico, lo Stato di Palestina,
ormai negato dai fatti, dalla continua colonizzazione israeliana, dal
prolungarsi cinquantennale dell’occupazione militare, da una umiliazione senza
fine e dall’assenza di un riconoscimento effettivo. Mettendo in conto anche la divisione politica tra Gaza e Cisgiordania. L’avanzata delle truppe dell’ISIS
può far sognare sogni neri di redenzione.
Se il
governo di Tel Aviv sapesse ragionare a lungo termine capirebbe che in un Medio
Oriente che sta ribaltando tutte le alleanze, una Gaza destabilizzata, una Cisgiordania
fuori controllo, saranno domani molto più pericolose di oggi.
qualche riferimento:
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