RESTIAMO
UMANI N. 11
Se
affermi che a Gaza si sta compiendo un genocidio, gli Altri ti dicono che
sei un antisemita.
Se
affermi che a Gaza non si sta compiendo un genocidio, gli altri Altri ti
dicono che sei un fottuto sionista complice.
Genocidio
vocabolo di distrazione di massa.
Io
dico che a Gaza è in atto un massacro, un annientamento, uno sterminio. Può
bastare?
Ridico
che il 7 ottobre è stato un pogrom con i fiocchi, dove i fiocchi sono
stati i nepalesi, thailandesi, filippini, palestinesi israeliani, assassinati o presi in ostaggio. Il resto sono
379 militari israeliani uccisi, in questo caso si chiamerebbe Operazione Militare, se
non ci fossero 797 civili uccisi -tra
cui bambini e donne stuprate- e 251 persone rapite, si chiama Pogrom e
non decolonizzazione.
Free Palestine and Free Israel, se non si vuole semplicemente rovesciare l’attuale
schema coloniale lasciandolo intatto nella sua spaventosa e disumana potenza.
L'algoritmo con la sua ragione statistica direbbe che Hamas è stata battuta 1427 a 45.000, forse molti di più, forse un po' di meno.
Sono ignorante di diritto, ma questa discussione sul genocidio mi ricorda medievali e inviperite questioni teologiche.
- Non aiuta, mi pare, la definizione che danno le Nazioni Unite, suppongo presa dall’inventore della parola stessa, Raphael Lemkin, ebreo polacco nel 1944, là dove per esempio si dice: genocide means any of the following acts committed with intent to destroy, in whole or in part, a national, ethnical, racial or religious group [segue: uccidere, ferire, condizioni di vita pessime ecc.].
In tutto o in parte. Quanta parte? Due per cento? 36%? 50%? 91%?
- Non
aiuta che i due tribunali internazionali: Corte Internazionale di Giustizia
CIG e Corte Penale Internazionale CPI abbiano sede entrambi all’Aja, con
la CIG che si occupa di questioni fra Stati [a questa è rivolto il ricorso del Sudafrica
contro Israele] e la CPI che invece processa singoli [questa ha ordinato
l’arresto di Netanyahu, Gallant e Deif]. Ho letto molte insospettabili
confusioni fra le due.
Netanyahu
& C. perseguono il genocidio dei palestinesi? Se vale in part,
sicuramente sì, se vale in whole, no, altrimenti avrebbero cominciato
con quelli a portata di mano, i più di 2 milioni di palestinesi (21% della
popolazione israeliana) che sono cittadini di Israele. Come hanno fatto i
nazisti, prima gli ebrei tedeschi vicini di casa, poi quelli dei territori
occupati, Italia inclusa.
Perché bombardano indiscriminatamente Gaza? Perché indiscriminatamente è un
traguardo, non uno sbaglio. Applicano la strategia Dresda degli Alleati,
febbraio 1945, terrorizzare i civili, demoralizzarli a suon di morte e
distruzione, come ci ha mirabilmente raccontato Kurt Vonnegut, e più
prosaicamente Winston Churchill.
Non un effetto collaterale per disguido tecnico, ma un calcolo di massima scrupolosità con tanto di dottrina militare al seguito, Dahya.
Lo scopo? Sempre lo stesso da un secolo: il Transfer o Sradicamento, che significa in parole povere: Palestinesi, che ci fate qui? Qui ci stiamo noi, non l’avete ancora capito? D(i)o lo vuole. Andatevene dai vostri amati fratelli arabi, è pieno di spazio là. Con le buone o con le cattive. Adesso è il tempo della cattive. Se poi resta qualche manciata di palestinesi, sapremo come addomesticarli.
Questo ritornello risuona fin dagli Anni Trenta nella testa dei leader israeliani e oggi il Messia di Morte ha modo di tradurlo in realtà. Musicalmente sarebbe una passacaglia, variazioni su un tema ribadito in continuazione.
La documentazione su questo perenne obiettivo è ampia. La espone con cura Benny Morris in Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001, Rizzoli, 2017 e in The Birth of the Palestinian Refugee Problem Revisited. Cambridge University Press, pubblicato nel 1988 e ripetutamente riedito. Politicamente Morris si è sempre più collocato a destra, ma il suo lavoro di storico resta molto importante per la demistificazione della vulgata israeliana. L’altra fonte, che discute anche Morris, è Nur Masalha, Expulsion of the Palestinians: The Concept of "Transfer" in Zionist Political Thought, 1882-1948. Institute for Palestine Studies, 1992.
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Nel
paese in macerie, la Siria, è cominciato in anticipo il carnevale? Circolano
maschere di varia fattura.
Il quartetto Turchia-Iran-Arabia Saudita-Egitto, che si contendeva l’egemonia sul Medio Oriente tramite alleanze trasversali e mobili, vede un via vai ad alta velocità: Egitto va in panchina, per il momento, Turchia in gran forma [Erdogan sa giocare su più tavoli]. Arabia S. smaniosa di riprendere gli accantonati accordi di Abramo [e possibilmente anche di Giacobbe, Giuseppe…] malgrado i palestinesi tardino a farsi ammazzare proprio tutti e togliersi d’impiccio, Iran nell’angolo, e forse non è un vantaggio per nessuno, nemmeno per Israele, che fa la sua entrata trionfale nel quartetto grazie ai caccia bombardieri, molto attivi anche sul suolo siriano.
La
Russia perde la partita e deve anche sfamare il criminale di guerra Assad. Gli
Stati Uniti di Trump faranno finta di smarcarsi, ma hanno diverse nuove
maschere a disposizione.
E’ un libro di storia, non interessa nessuno, non
i politici insabbiati nel presente, i militanti tutti d’un pezzo, i giornalisti
dell’ultimo scoop, i tifosi sugli spalti.
Vorrei
provare a dire perché sarebbe importante leggerlo, possibilmente tradotto.
Perché l’autore, Adam Raz, giovane storico
presso Akevot
Institute for Israeli-Palestinian Conflict Research,
organizzazione non-profit israeliana, lavora su una trentina di archivi e
dimostra non quello che già sappiamo, il furto delle terre dei palestinesi
cacciati via tra aprile e maggio 1948, bensì quello che non ci è noto. Cioè il
saccheggio-loot dei beni mobili. Appena fuggiti i proprietari
palestinesi, gli ex vicini di casa e spesso i militari si infilano negli
appartamenti abbandonati e fanno sistematicamente man bassa, avviando falò di
ciò che non serve, indumenti, libri ecc.
Conseguenze ineluttabili: la razzia rende
l’eventuale ritorno dei proprietari ancora più difficile, converte in normali e
praticabili politiche di esclusione e segregazione, modifica l’autocoscienza
degli ebrei.
Raz riporta
anche alcuni esempi di proteste ebraiche contro il saccheggio, tacitate dalle
autorità militari che vedono nella spoliazione dei beni del nemico una legge della guerra, come
succede oggi a Gaza. Ho scritto legge della guerra, non diritto internazionale.
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Consiglio di lettura n. 2:
Sami al Ajrami con Anna Lombardi, Le chiavi di casa. Un diario da Gaza.
Mondadori, 2024
Una pacata e
dolente cronaca personale e collettiva. Il massimo dell’invettiva è:
Gli israeliani fanno così:
distruggono ma non radono al suolo. Lasciandoci pure l’onere della spesa di
rimuovere le macerie.
Al termine del suo meticoloso diario, scrive:
La mia Gaza è ormai fatta solo di memoria. Un castello di parole con cui ricostruisco ogni strada, ogni volto, ogni emozione. Non è ancora il momento di fare scelte, lo so. Cerco di curare la mia anima ferita, rimettendo insieme i pezzi della persona che ero. Cerco di non pensare tutto il tempo a quel che ho perso. Di non essere un fascio di rabbia, depressione e odio.
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