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 GALLINE E UMANI
 
 
In meno di quindici giorni sterminati in Emilia UN MILIONE di galline.
Non ho visto commenti a questa impresa. A me sono venute un po' di domande.

da La Repubblica, Bologna, 23 agosto 2013























La prima è: come sono state uccise? Scopro che in maggioranza sono state gasate. Questa parola mi ricorda qualcosa di simile accaduto in Europa negli anni Quaranta del Novecento, ma non si trattava di gallinacei.
Anche il presente sa di gas. 

Sento già l'obiezione: le galline sono galline e gli esseri umani sono esseri umani. Su questo non ci sono dubbi. Tuttavia c'è qualcosa che non riesco a sciogliere. E' il metodo sbrigativo che mi sconcerta: hai qualche animale infetto di aviaria e li fai fuori tutti.  Non c'è altro modo, diranno gli esperti. Può darsi. Anche questo mi suona troppo umano. Nel Novecento l'hanno chiamato pulizia etnica ma può avere altri nomi.

Altra obiezione mi fischia nelle orecchie: in Siria si gasano bambini e adulti e tu pensi alle galline? Riconosco la sproporzione, tuttavia non credo che una pietas escluda l'altra. Potrebbero anche rafforzarsi reciprocamente.





















 dicono 100.000 morti, un milione di profughi fuori del paese e quattro milioni dentro. Non vedo una gran corsa ad accoglierli e a rifocillarli e, soprattutto, mi risulta un po' stonato questo improvviso interesse per la Siria solo nel momento in cui compaiono gli Stati Uniti che da veri gentiluomini  si propongono come salvatori per mezzo di bombardieri di alta quota. Lo dico con dolore, anche l'amato Francesco papa, poteva svegliarsi prima, e noi con lui.

Torniamo alle galline.

Se fossi una di loro mi chiederei com'è che la produzione di massa, la linea di montaggio, il fordismo, insomma, sia scomparso quasi ovunque nelle società post industriali,  e invece sia sempre più in auge nell'allevamento animale, polli, bovini, maiali ecc.




















Ma le galline, in quanto galline, non hanno ancora inventato lo sciopero selvaggio né altre forme di lotta, al massimo possono tentare la fuga convincendosi di saper volare, come si può vedere nella foto di La Repubblica.
La diffusione e il successo di questo fordismo/schiavismo che impone la vita come sofferenza  e costrizione continua per la produzione non è un bel segnale né per le galline né per gli umani. Il dolore animale non è una fantasia di anime pie. La sua versione industrializzata ha qualcosa di allucinatorio perché considera ovvio che l'allevamento sia in realtà una tortura, come si può vedere in questo video e relative foto



Non sto facendo prediche, spero. Non sono un animalista. Non per scelta eroica faccio scarsissimo uso di carne,  tantomeno di pesce. Semplicemente mi piacciono di più altri cibi, ad esempio le uova stanno sulla mia tavola, così si torna implacabilmente all'inizio del discorso. 
 
In sintesi, in un'epoca di gastrocrazia, dove il cibo è un totem che occupa linguaggio e immaginario, il gusto un dogma etico, i cuochi, i cucinieri, si chiamano Chef e  dettano regole di vita dai loro pulpiti, il menù sono le tavole della Legge, non sarebbe male che circolasse qualche domanda in più sull'allevamento degli animali praticato in forma di sevizie.


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