giovanni pozzi
Non e'
obbligatorio sapere cosa siano il technopaegnion o il poliptoto per avere il legittimo dubbio
che tra poesia e artificio ed
enigmistica corra qualche parentela. Dopo l'Ou.Li.Po , Queneau e certe avanguardie sappiamo che le
acrobazie formali sono parte della
civilta' letteraria contemporanea. E di quella branca della letteratura che è
la pubblicita'. Ma a lavorare nella polpa della lingua non siamo solo noi
moderni e postmoderni, Rabelais o Joyce. Un percorso storico che non si sa da
dove far cominciare ci precede, anche se spesso accantonato o scaricato nel
catalogo del bizzarro. « Chi si mette a navigare oltre le colonne
d’Ercole della lingua, sbarchera’ sempre su un continente gia’ abitato ».
Padre
Giovanni Pozzi era l'uomo giusto per rimetterlo in auge. Il rigore dell'accertameno non gli mancava né la
capacita' di muoversi alla confluenza di discipline e di problemi. Allievo di
Contini, lo aveva sostituito alla cattedra di letteratura italiana
dell'universita' svizzera di Friburgo. I suoi interessi convergevano sempre la'
dove figure stratificate del testo aspettavano di essere indagate. Che fossero
immagini vere e proprie o scritture o misture di entrambe. La sua bibliografia
sta a dimostrarlo.
Ma perche'
ripescare POESIA PER GIOCO? Perche'si tratta di un Prontuario di figure artificiose, come recita il sottotitolo. Un
manuale di istruzioni, pronto per l'uso come certi vecchi manuali Hoepli fuori
commercio, ma non un vademecum bensi' un libro di mappe classificatorie che
coprono soprattutto l'eta' premoderna. Ún libro abissale, che sprofonda nei
cunicoli invisibili della lingua e dunque della civilta'. Dal mostro lessicale
medievale honorificabilitudinitatibus
che è formato in modo inconsueto con un abile montaggio di suffissi che
eccezionalmente si prestano a legarsi a quel radicale, fino al napoletanfuturista
fetentechiavecoricchionemoposangaechitemmuoraetuoiefet.
E' anche un libro
ossessivo che palesa la salutare nevrosi dell'autore che non tralascia verso
tardo latino o secentesco per scoprire l'artificio. Dimostrandoci ancora una
volta che il gioco e' una cosa serissima e che non si scrive per gioco. La casistica strabiliante che Pozzi va a
scovare, cataloga ed esemplifica, non e' altro che la prova del corpo a corpo
che si stabilisce nella scrittura tra significante e significato, quella
tensione che la musica ha risolto ignorandola. La poesia fonda la sua impresa
nel tentativo di ingannare il significato che invece abbraccia, tira a se',
blocca il significante, per quanto arbitrio voglia esprimere il poeta.
« …dietro la presunta creazione artistica sta
tutto il corredo dei significanti, già bloccati, sistemati e correlati
all’ordine dei significati…all’inizio del fare artistico non sta un nulla da
cui sorge la cosa, ma stanno degli ordini costituiti che vengono via via non
solo preferiti l’uno all’altro, ma disfatti, scombinati, distorti… »
Pozzi rende conto
di tutte le epifanie acustiche e visive che una civilta'della scrittura ha
messo in atto, dalle piu' consuete alle piu' elaborate: '' Nel quale genere merito' maggior laude un antico, il quale interrogato
da quai contrasegni si discerna il vero amico dal finto, rispose latino con
questa leggiadrissima eco:
AMORE
MORE
ORE
RE
cioe' l'amico si conosce dall'affetto, da'
costumi, dalle parole e da' fatti'' come riporta il Thesauro nel Cannocchiale
aristotelico.
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Luigi Groto dipinto da Tintoretto |
La frenesia
fonica del cinquecentista veneto Luigi Groto dà ancora filo da torcere ai
posteri sperimentatori riuscendo a farcire di
quattro rime ogni verso :
« A un tempo temo e
ardisco, ed ardo e ghiaccio/ Quando a l’aspetto del mio amor mi fermo,/ E
stando al suo cospetto allor poi fermo, / Godo, gemo, languisco, guardo e
taccio. »
Il gioco
e’aperto. La macchina del mondo non si fa scalfire dall’arte combinatoria dei
poeti, ma il nostro stare al mondo ne riceve godimento.
Giovanni Pozzi,
cappuccino, era nato a Locarno nel 1923. E’ morto nel 2002.
Materiali su di lui in:
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