Passa ai contenuti principali

Il cristianesimo non esiste ancora

 

La possibilità di  «esistere in modo diverso»



Claudio Canal, 08.07.2021, Il Manifesto



“Una versione fiacca e edulcorata del cristianesimo che afferma grossomodo che bisogna essere carini e che la salvezza consiste essenzialmente nel trovare armonia e benessere nel quotidiano”. La lingua dei bigotti, la chiama l’autore, per cui la grazia è “il desiderio di un io che non vuole neanche per sogno lo spossessamento di sé” e il cristianesimo un bell’umanesimo carico di valori possibilmente di bontà, solidarietà e tolleranza. “Il cristianesimo ora cerca di mostrarsi attraente per guadagnare nuovi clienti sul mercato della spiritualità e della ricerca di senso” Un umanesimo integrale da far concorrere con altre ideologie e vinca il migliore. A questa soluzione si opponeva con lucida forza qualche decennio fa un teologo recalcitrante e presto dismesso, José María González Ruiz, in un libro perentoriamente intitolato Il Cristianesimo non è un umanesimo.

Sfacciato sicuramente lo è anche Dominique Collin [Il Cristianesimo non esiste ancora, traduzione di Gloria Romagnoli, Queriniana, Brescia, 2020, pagg, 197, €22,00] teologo e filosofo francese, domenicano, “Mi stupisco che non si sia ancora fatto entrare il cristianesimo nella lista del patrimonio materiale e immateriale dell’Unesco”, una specie di “riserva naturale” in cui “i cristiani non disturbano, ma non sono più presi sul serio”, vogliono “far credere che il cristianesimo sia una religione della felicità, che è invece un anestetico, biblicamente un idolo”. Al contrario, nei Vangeli non c’è Soggetto che tenga, l’ego è disfatto e l’impresa moderna della soggettività più che traballante: “Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”. Chi mai vuole perdere la propria vita, disfare il proprio io?

Nel libro di Collin non c’è rifrittura del solito teologhese, ma neppure raddoppio di dosi di comunicazione efficace e adatta ai tempi: “più il cristianesimo comunica, meno sembra parlante”. D’altra parte nei Vangeli Gesù parlava per parabole, non per sfavillanti sillogismi,  per parole d’ordine o commoventi poesiole. Richiedeva di essere ascoltato con altre orecchie. L’uditorio doveva chiedersi perché non capisco? Cosa vuole veramente da me?

Il cristianesimo è stato colpito dall’insignificanza nonostante la profusione di parole che ancora sa mettere in circolo come un marchio di fabbrica a cui pochi ormai accedono ma molti continuano a riconoscere. L’Evangelo [e non “il Vangelo” come cattolicizza la per altro ottima traduzione] è “l’evento di parola che annuncia la possibilità di esistere in modo diverso” ed è per questo che “il cristianesimo non è bell’e fatto, ci resta da inventarlo”. Dove l’invenzione mantiene la sua duplicità etimologica, trovare e creare. “Il cristianesimo non esiste ancora”, come recita il titolo. “E’ un evento a-venire”.

“Dì tutta la verità ma dilla obliqua” raccomanda Emily Dickinson. E’ ciò che fa Dominique Collin? Prima di scrivere la sua appassionata perorazione si è guardato intorno? Ha visto quello che vedo io?

Ai cristianesimi storici sempre più in affanno, cattolicesimo e protestantesimo soprattutto, si oppone in consistente espansione un panorama a due andamenti contrastanti, che io qui esaspero. Il secondo dei quali è l’unica forma di cristianesimo a guadagnare terreno ovunque nel mondo e non casualmente è definito il quarto cristianesimo.

Da una parte un cristianesimo immerso in una spiritualità incantevole, che non frequenta le feste di Briatore, sa calcolare le calorie giuste, utilizza la Bibbia come prontuario di estetica interiore, frulla una miscellanea di sacralità, fa esperienza di emozioni sempre toccanti, ama le cose amabili, insomma fighissimo, dall’altra un cristianesimo militante, dall’etica ruvida e rigida, con lo Spirito che soffia a gentile richiesta, entusiasmo e fervore garantiti, una gerarchia di ruoli intoccabile, amante della legge e dell’ordine, insomma saldissimo.

Il “cristianesimo a-venire” proposto da Collin ha un futuro?

 




© 2021 IL NUOVO MANIFESTO SOCIETÀ COOP. EDITRICE

Commenti

Post popolari in questo blog

NAZISTI A MOSCA E ALTRE COSE DA NULLA

  NAZISTI A MOSCA E ALTRE COSE DA NULLA Che ci fanno nel 1941  alti ufficiali nazisti nella parata del Primo Maggio a Mosca ? Giocano ai bolscevichi o sono disertori rifugiati dal nemico?  Eppure la guerra (versione europea) è cominciata da quasi 2 anni, i nazi hanno invaso la Polonia il 9 settembre del 1939. Iniziano  le fucilazioni e le deportazioni dei polacchi e la caccia agli ebrei.   P oi occupano Norvegia, Danimarca, Lussemburgo, Olanda, Belgio e alla fine sfilano gaudenti per  boulevard Champs-Elysé es a Parigi, il 14 giugno 1940.  La " guerra lampo- Blitzkrieg ".  L' Italia fascista è in "non-belligeranza". ma il 10 di giugno '40 a palazzo Venezia il famelico Mussolini fa la faccia feroce ad una folla plaudente, pronunciando:  Un'ora segnata dal destino..., G uerra  alla Francia e all'Inghilterra . L'Italia entra in guerra. Occupa alcune villaggi di confine in Francia e il  28 ottobre va a spaccare le reni alla Grecia, c...

SPETTACOLARE ASKATASUNA

   SPETTACOLARE ASKATASUNA      Askatasuna, 1999, dal video di Armando Ceste Lo spettacolo di strada messo su dalla nota compagnia Meloni-Piantedosi-Salvini ha avuto grande successo a Torino. Si merita di diventare il Teatro Stabile per tutte le piazze d’Italia. Il canovaccio è questo: sabato 20 dicembre c’è un corteo composto di gente varia (giovani vecchi ragazzini giovani vecchie ragazzine). A un certo punto, gli attori in divisa si agitano e  scalpitano gli attori in black, mentre prendono la testa del corteo. Scatta il momento di massima tensione (in gergo:  climax) in cui la compagnia Meloni-Piantedosi-Salvini si gioca la notorietà dello spettacolo. Va liscio: corpo a corpo, idranti dallo sgorgo facile, cassonetti in fiamme, pietre che volano insieme ai manganelli che manganellano… Il circo è al culmine della sua consueta coreografia. Alla fine, come da copione, resta la prestanza tutta maschile dei due contendenti. Narcisismi contrap...

Gaza Bibliofila

GAZA BIBLIOFILA Si è capito:  Omar Hamad e Ibrahim Al-Masry, uno farmacista l'altro scrittore, amano i libri ed hanno pensato bene di raccoglierli in una biblioteca. Si sono infilati nelle case bombardate, nelle università rase al suolo. E come una al-Ank aa/Fenice  la biblioteca si è formata. Nel quartiere di Rimal di Gaza City. Una biblioteca che spunta fra le rovine. Un lavoro taciturno. Uno spiraglio di umanità che si fa strada.                                               Mahmud Darwish avrebbe forse dedicato ai morti di Gaza (e subito dopo ai vivi) : E' mite il clima, laggiù? Varia nella bianca eternità o rimane uguale in autunno e in inverno? Basterà un solo libro per passare il tempo nel non-tempo o avrò bisogno di una biblioteca? E in che lingua si conversa, laggiù. Dialetto per tutti o arabo classico? I due amici hanno predisposto un modulo-sottosc...