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ABBIAMO PASSATO LA VITA A PIANGERE pubblicato su ALFABETA 2 ,  22 gennaio 2016 Non ha smosso granché le coscienze la foto del bambino a faccia in giù nel fango. È la ferrea legge del visuale. Le repliche perdono via via di attrattiva. Quella di Aylan Kurdi sulla spiaggia è memorabile, quell’altra è dimenticabile. La nostra geografia neuronale, i nostri tantissimi recettori non posso ospitare tutto il mondo, lo spazio è quello che è. Quanti bambini muoiono a faccia in giù in perfetta solitudine o circondati dallo strazio dei genitori? Non lo sapremo mai. Aveva 16 mesi Mohammed Shohayet , questo forse il suo nome, con la famiglia stava attraversando il fiume Naf che separa la Birmania/Myanmar dal Bangladesh. Qualcosa è andato storto e il formato jpeg della sua fine è rimbalzato sui video in una vampata di indignazione planetaria velocemente consumata e digerita. Ignaro della sua effimera fama postuma, Mohammed avrebbe preferito una esistenza anonima e oscura come quella dei...
Ogni tanto mi prende un raptus. Mi credo Eugenio Scalfari e pontifico. Poi mi passa. Ho letto a pagina 9 de La Stampa di sabato 14 gennaio una breve intervista - a proposito delle emissioni velenose delle auto FCA [ex FIAT] - ad un signore che insegna Economia e Gestione delle imprese alla Bocconi . Si vede subito che io non ho studiato lì. Non sono capace di dire “ A lungo termine va invece considerato il problema reputazionale che può subentrare ” . Forse perché il mio problema reputazionale non si è mai sognato di subentrare al momento giusto. Mi piacerebbe molto poter autorevolmente affermare “ I clienti giudicano soprattutto il bundling che gli viene proposto ”. Io, quando vado al mercato a comprare mandarini, non riesco mai a giudicare il bundling perché non c’è anima viva che si decida a mettermelo sul peso. E non sono il solo. Ma soprattutto mi ha fatto piacere che il Professore riconosca anche lui che i tedeschi sono coglioni: “ ho sempre giudicato sorprendente co...
Intervista a  FRANCESCO DE BARTOLOMEIS di Monica Mincu e Claudio Canal 21 marzo 2012
SORRISI ERITREI Pasolini scriveva, tanti anni fa, della grazia degli eritrei . Confermato. Questi due micro video raccontano di un'esperienza più che interessante. Vedi anche qui  
MI DISSOCIO DALL'INCROCIO Ciò che si vede dall'auto: il "falso" semaforo Avviso ai naviganti.  Chi, venendo da Torino-Pino , si dirige verso Andezeno-Castelnuovo si trova a Chieri un trafficato incrocio con tre semafori in successione a pochi metri di distanza. L’ultimo è una trappola. Infatti fermandosi, in prima fila,  al rosso, ci si trova di fronte un semaforo destinato ad altri e con una sequenza temporale diversa. E’ facilissimo, quasi automatico, partire al segnale verde di quello mentre il proprio è ancora rosso, ma non più visibile.  Conseguenze: rischio di incidenti e sicura contravvenzione di €174,53 con decurtazione di 6 punti dalla patente . Credo che l’amministrazione  comunale dovrebbe provvedere e, nello stesso tempo, far sapere ai cittadini qual è il numero delle violazioni, e quindi dell’incasso, rispetto ai  due semafori che precedono. Un ingannevole pozzo di san Patrizio. Non ci vuole molto a capire che ci sono cascato.
ARTE POVERA In un grande bosco collinare nei pressi di Sommariva Perno, in provincia di Cuneo nella regione denominata Roero, da qualche anno è attivato un Sentiero dei presepi , costruiti dagli abitanti, dalle scolaresche, da ignoti. In genere molto piccoli, microscopici, con materiali naturali o con elementi di riciclo. Mediamente variazioni sul tema classico, rimpicciolito o fuori contesto. Ne segnalo due che mi sono sembrati più che geniali: Un presepio in cui tutti  sono animali, non solo l'asino e il bue.   Un presepio metafisico, sospeso e geologico. Materia pura. Dis-umano. Questo che segue, invece, l'ho scoperto in una tomba di famiglia , sulle colline dell'Alto Astigiano. Maria, non a caso, è stesa a terra, defunta.
COLONIZZARE LA MENTE La foto e la locandina documentano un microscopico tentativo di dar voce ai soggetti del colonialismo italiano, come è spiegato più diffusamente  qui . Un impegno  senza speranza. Lo sguardo superficiale, autoassolutorio e limitativo continua ad essere la pratica dominante anche di chi dovrebbe invece produrre conoscenza. La voce dei colonizzati resta ancora ampiamente ignota e ignorata [vedi  qui  un esempio].                          Poi, gradevolmente stupito,  scopri che il quotidiano La Stampa  ha allegato due mesi fa in edicola, per euro 9,90, un libro fotografico che introduce con queste parole:  L’Africa Orientale Italiana 1855-1942 .  Dopo ottant’anni tutta la verità su una pagina controversa della storia nazionale  attraverso le parole dello storico Gianni Oliva  e le immagini degli Archivi ANSA e dei suoi partner internazionali. ...