MILAN KUNDERA
GERARD LUTTE
Milan Kundera all'angolo tra Bartolomějská [sede della polizia] e Na Perštýně 1969. Fotografato dal tipo con la borsa in mano. I "fotografi" della polizia segreta andavano quasi sempre in coppia.Chi sono io per commemorare Milan Kundera? Per parafrasare un argentino vestito di bianco che abita a Roma*. Infatti non ho titolo né capacità per farlo. Stiamo parlando di uno scrittore che ha lasciato un’impronta sulla letteratura mondiale, chi non si sentirebbe inadeguato? Se l’impronta andrà oltre il tempo presente, lo deciderà il grande protagonista del romanzo della vita, il Tempo.
Perciò mi intrufolo di sbieco in territorio Kundera per sentieri traversi che mi sono più congeniali. Fino a venticinque anni ero attratto molto più dalla musica che dalla letteratura, scrive. Era figlio di Ludvik, importante pianista e musicologo, e allievo di Vaclav Kapral, padre di Vítězslava Kaprálová, di cui vorrei qui stendere un incantato elogio per la sua musica e per lei stessa, morta a venticinquenne nel 1940. Sarebbe fuori posto, perciò richiamo le bellissime pagine che Milan ha scritto su Leoš Janáček, maestro di suo padre. Janáček chi? Ci vorrebbe qui un’altra diramazione o, meglio, una compiuta variazione e Kundera almeno su questo avrebbe toni di apprezzamento.
E’ lui il primo a riconoscere che i capitoli dei suoi romanzi
potrebbero contenere l’indicazione moderato, presto, adagio, che le battute
si susseguono e sono visibili, che il motivo, la polifonia ecc.
Questa è una delle principali ragioni per cui mi sono piaciuti i suoi romanzi,
costruiti su un ritmo che si rende tangibile, con cui puoi sintonizzarti e che
l’arte della variazione non annulla ma fortifica. Fin dal primo, Lo scherzo,
pubblicato a Praga nel 1967, in Italia nel ’69. Una radicale sarabanda su come
si era ridotto il regime mentale della Cecoslovacchia soverchiata da uno
stalinismo di seconda mano. Ma il ritmo, le dissonanze, i ritornelli, i
ritardando e accelerando sono puro Janáček. Nel 1975 andrà in esilio in Francia
e diventerà uno scrittore francese, di modi e di lingua. Qualche compatriota
non glielo perdonerà.
Ho amato di meno i testi saggistici,
perché troppo disinvoltamente genio e kitsch, di cui, nel più pop dei suoi
romanzi, L’insostenibile leggerezza dell’essere, fa un’analisi
sopraffina anche se un po’ claudicante.
Genio: L’uomo curvo sulla sua motocicletta è tutto concentrato sull’attimo presente del suo volo; egli si aggrappa a un frammento di tempo scisso dal passato come dal futuro; si è sottratto alla continuità del tempo; è fuori del tempo; in altre parole, è in uno stato di estasi in La lentezza. Ho un buon chilometraggio motociclistico alle spalle, l’estasi mi appartiene.
Kitsch: “Einmal ist keinmal”. Tomáš ripete
tra sé il proverbio tedesco. Quello che avviene soltanto una volta è come se
non fosse mai avvenuto. Se l’uomo può vivere una sola vita, è come se non
vivesse affatto, in L’insostenibile…
Di alto bordo, ma kitsch.
Nel 2009
esce da noi Un incontro e su quest’altro sentiero io mi tolgo un peso
dallo stomaco. Ho letto e molto apprezzato, lo confesso, alcuni romanzi del
fascista, opportunista, camaleonte, antifascista, incoerente dalla testa ai
piedi, Curzio Malaparte. In particolare La pelle. E cosa fa Kundera? dice che è un arciromanzo e La nuova
Europa uscita dalla seconda guerra mondiale viene colta nella Pelle in
tutta la sua autenticità; cioè da uno sguardo che, non alterato da
considerazioni a posteriori, ne rivela l’abbagliante novità nell’istante stesso
della sua nascita. Da allora ho abbandonato le mie letture clandestine e
sono uscito all’aria aperta.
Milan Kundera, comme on ne l’a jamais vu, au Centre tchèque de Paris | Radio Prague International
E adesso mi
tocca una virata d’alto mare. Il Caos che scansiona l’universale altalena
vita/morte l’ha combinata bella. Si fa per dire. Milan Kundera è nato il primo
aprile del 1929 ed è morto, come sappiamo, l’undici luglio del 2023. Gerard
Lutte** è nato venti giorni prima di Kundera ed è morto nella notte tra il 10 e
l’11 luglio 2023. Mi intenerisce e mi
turba questa concomitanza. Forse Lutte qualcosa sapeva di Kundera, non viceversa. E’ un apparentamento che rende
il Caos meno caotico e, pur non avendo più spazio a disposizione, traccio per
segmenti la vita di Gerard e il lettore, lettrice faccia dialogare i due dentro
di sé, rispettando le fragili grandezze con cui ha a che fare, come fosse
l’indice di un romanzo di Milan:
belga di nascita
studia a Roma e a Torino
1957 prete cattolico di confessione
salesiana
Insegna Psicologia dell’età evolutiva
alla Sapienza, ma vive e agisce tra i baraccati di Prato Rotondo a Roma, poi
alla Magliana.
No, così non si fa, dice la Casa Madre, no salesiano,
poi no prete
Va in Nicaragua quindi in Guatemala
dove fonda il "Movimento dei ragazzi e delle ragazze di strada"
(Mojoca),
Il principio psicopedagogico
fondativo è l’amicizia liberatrice.
Muore tra di loro***
Russi a casa Morte agli occupanti
Non sarebbe contento Milan Kundera delle poche righe che seguono, belle o brutte che siano. Non voleva mischiare la sua scrittura con la politica. Meglio, negava che le sue opere avessero fini politici. Eppure la Primavera di Praga si diffonde coi suoi profumi in molti delle sue pagine. Una Primavera trasformatisi in un caposaldo mitologico europeo. Fiorito tra il 1963 e il 1968 soprattutto nella fervida immaginazione di una folla di artisti e artiste di ogni campo, letteratura, cinema, teatro, filosofia, poesia…e poi coagulato in un governo dei primi mesi del ’68 e ad agosto già ammazzato dai carri sovietici.
E Milan
Kundera? Era nato a Brno da padre pianista e musicologo, e quelli che se ne intendono ne troveranno
l’imprinting tra i punti e le virgole dei suoi scritti, comunista entusiasta
nel 47, un anno prima del colpo di Stato comunista a Praga, appunto. Espulso
nel 1951, riammesso nel ’56, quando da noi molte teste pensanti se ne andavano
dall’omonimo partito a causa dei cingolati a Budapest. Nel Quarto Congresso
degli scrittori del 1967 la relazione di Kundera non manda a dire che la
decadenza della letteratura cecoslovacca è dovuta all’atmosfera asfissiante
dello stalinismo esportato da Mosca e accolto con festante devozione dai
cacicchi praghesi. Non era il solo, con lui altri splendidi mitomani
proponevano un altro mondo possibile. Sullo scivolo della storia si scorreva a
velocità incredibile: un anno dopo gli atti del convegno erano pubblicati in
centomila copie. Anni in cui a Praga, e non solo, il mercoledì sera e il
giovedì mattino presto si formavano code infinite davanti alle librerie perché
era il giorno di arrivo delle novità, poetiche e narrative.
Un nugolo di
intellettuali di diversa formazione ed estrazione incide sulla storia concreta
e non immaginifica, modifica il sentire di una parte consistente della
popolazione, avvia una trasformazione che solo una frana di violenza riuscirà a
fermare. Una rarità della Storia che
tuttavia era stata preceduta nel 1963 da un convegno rivoluzionario su Franz
Kafka. Non c’erano segnali della sua presenza nella città dove era nato ed
aveva vissuto. Era uno scrittore preso da paturnie borghesi. Il convegno
incrinava questo cristallino dogma. Kafka avrebbe cominciato a parlare ai suoi
concittadini. Fino ad oggi, diventato gadget turistico.
E Milan
Kundera? Aveva scritto nei primi anni Sessanta un romanzo intitolato Lo
Scherzo, pubblicato poi nel 1967, in Italia nel ’69, in cui l’aver scritto
una cartolina indirizzata ad un’amica con qualche frase del catechismo di
regime e la chiusa Viva Trotskij, degrada per sempre la vita del giovane
mittente.
E poi?
Antonin Liehm, amico praghese di Kundera, supera la Cortina di ferro ad inizio
’68 e va a Parigi. In borsa ha il romanzo di Milan. Gallimard lo dà ad una
lettrice di ceco che dice che non è interessante. Tra il 20 e il 21 agosto
400.000 soldati sovietici, seimila carrarmati e un migliaio di aerei si
impegnano a spiegare ai cechi che è meglio cambiare andazzo. A Parigi il
romanzo viene dato ad Aragon, che sa dove mettere le mani, Lo Scherzo viene tradotto e comincia la
monumentalizzazione di Kundera. Nel 1975 espatria con la moglie nella capitale
francese e diventa uno scrittore francese.
Più di un decennio dopo i suoi romanzi sono tradotti in ceco e
pubblicati a Praga.
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