SGUARDI PENULTIMI
dialoghetti
Ho fatto scalo qui, da te. Presso il tuo sguardo amichevole
e beffardo. Non c’è prosopopea che tenga. Non c’è scampo. E’ così implacabile e
morbido che mi viene da raccontarti una ad una le mie magagne. Fino ai bordi
della notte che è in me. A cominciare da
questo furto di identità che ho perpetrato, come sempre si dice, a fin di bene.
Un po’ così mi guardava mia madre. A me, maschio recalcitrante. Diceva, in
volgar lingua, mostrandomi la mano sagomata giusta, quat dii pi bas [quattro dita
più giù]. Denudandomi quanto basta per il resto della vita.
Una selva di occhi che stanno sulla frontiera tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Ombre degli uni e degli altri. Ombre di ombre. Ontologicamente instabili, direbbero i filosofi d’università. Sguardi muti e significanti che abitano quei recinti che chiamiamo cimiteri dove si celebra la fine del mondo. Popolazione enigmatica e silente. Ci guardano e non ci vedono. Occhi sconosciuti che cercano altri occhi da indagare per essere indagati. Sguardi spericolati e temerari. Sostano lì nello stesso modo in cui Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea… sta in attesa dell’anima da scrutare e sobillare o l’ottavo Preludio del Clavicembalo ben temperato sta in agguato per rovistare fra incognite pieghe interiori o altre beatitudini sempre pronte a scandagliarci. Occhi in cerca di occhi in lapidi piene di noia.
- Estetica
funeraria? No
- Antropologia della
morte e dei suoi rituali? No
- La
compresenza dei morti e dei viventi, Aldo Capitini? No
- Tutte
le società sagge hanno prescritto e
codificato l’esteriorizzazione del lutto. Malessere della nostra, per via del
fatto che essa nega il lutto [Roland Barthes, Journal de deuil – 24 VI 1978]. Lavoro
sul lutto? No
- Semiotica evolutiva
delle foto mortuarie? No
- Sociologia della post
morte? No
- Autoetnografia? Sì.
Forse.
L’enciclopedia
universale dello sguardo.
Lo sguardo non è
universale.
Ogni sguardo è solo
quello sguardo.
O My songs,
Why do you look so
eagerly and so curiously into people’s faces,
Will you find your lost
dead among them?
O mie canzoni,
Perché guardate così desideranti e curiose nei volti delle persone,
Credete di trovare tra loro i vostri morti? Ezra Pound
Denis Diderot, Lettera sui ciechi per l’utilità dei vedenti –
Lettre sur les aveugles à l’usage de ceux qui voient, 1749, pag. 25,
Palermo, 2016
Stai
così lontana nel passato che sei già nel futuro.
dialectique de mêmeté et ipseité, idem et ipse, identité narrative, plans de vie… Paul Ricoeur, Soi-même comme un autre, Paris, 1990.
I piani
di vita sono piani inclinati. Al
fondo sono un’accozzaglia di vita.
The piano has been drinking, not me canta Tom Waits. E’ il piano che si è ubriacato, non sono io. E’ questo che ho
pensato al primo irriverente sguardo. La morte non è un concerto né un concetto.
E’ una ubriacatura universale e non è un lieto fine, mio caro reverendo.
Insorgere contro la morte si dovrebbe. Come me, non sei un simbolo, un Tipo, un
ruolo, una categoria. Come me, sei un’apparizione effimera. Come me, sei un in-di-vi-duo,
che non sa niente di sé. Se non che, per ora, sono qui a pensarti.
…
Doch, ihr Schlafenden,
wacht am Herzen mir, in verwandter
Seele ruhet von euch
mir das entfliehende Bild.
Und lebendiger lebt ihr
dort, wo des göttliche Geistes
Freude die Alternden
all, alle die Toten verjüngt
…
Ma, voi dormenti, mi
vegliate nel cuore, nella fraterna
Anima mia riposa la
vostra fuggitiva immagine.
Ed è proprio lì che
siete più vivi dove dello spirito divino
La gioia ringiovanisce
tutti quelli che invecchiano, tutti i morti.
Friedrich
Hölderlin, Die Entschlafenen – I defuntiTraduz.
(ritoccata) di Giorgio Vigolo
Ma forse eri “solo” meridionale precipitata nel profondo Nord. E meridionali non si nasce, si diventa.
Cronaca del mercato della fotoceramica funeraria e della relativa destituzione:
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- Abbandona in discarica abusiva lapidi cimiteriali con scritte e foto: identificato e denunciato
- A seguito della segnalazione di alcuni cittadini sul rinvenimento in una discarica abusiva di alcune parti di tombe e lapidi con fotografie ed iscrizioni dei defunti sono intervenuti gli agenti della Polizia Municipale. Al momento dell’invio in discarica le tombe, considerate rifiuti speciali, dovrebbero subire un processo di decontaminazione igienica e l’asportazione delle effigi e dei nominativi. Il responsabile, un cinquantenne italiano, è stato ascoltato dagli inquirenti e denunciato per “vilipendio alla pietà dei defunti”.
- Crolli, infiltrazioni e bare a vista, il tour nel degrado dei cimiteri genovesi
Ma io sarò poi vero, e veramente
Arriverà la morte?
Osip
Mandel’štam Poesie, Milano, 1972, pag. 24
Il tuo volto non è la tua faccia. La tua faccia è quella che è. Il tuo volto è la socialità che hai costruito, l’interiorità che hai manifestato, le relazioni in cui hai creduto. Anche la mia è quello che è. Solo in certi momenti è un muso, un mero viso e nient’altro. Guardandomi tu vedresti la politica del volto che ho edificato poco alla volta. Destinata non a me, ma agli altri. Solo nel sonno il volto torna ad essere faccia. Per questo è, oso dire, una baggianata quella che il grande Roland Barthes affermava, l’essenza della foto essere la morte, l’istante imbalsamato. L’essenza della foto è la vita, perduta forse, ma pulsante nel mio sguardo che ti guarda.
Robert Castel, in Pierre Bourdieau et al. Un’arte media. Saggio sugli usi sociali della fotografia, trad. di
Milly Buonanno, Meltemi, Milano, 2018 (1965), pag 322
Annabella Rossi, l’antropologo
e la fotografia, in Photo 13, II,
7/8 1971, eminente collaboratrice di Ernesto De Martino
David Zeitlyn, Representation/Self-representation:
A Tale of Two Portraits; or, Portraits and Social Science Representations,
in Visual Anthropology, Volume 23,
2010 - Issue 5
My most general suggestion is that
anthropological representation may be conceived of as a form of portraiture,
and that it is an exercise in ekphrasis (a verbal account or evocation of a
typically non-present image or object). Portraits need social conventions (such
as a name in the caption) to be taken as such; representation is a three-part
relationship between object, image and society.
Mi sono sbizzarrito alcuni anni fa con gli album di famiglia qui. Sguardo dritto è il titolo.
Gillian Rose, Doing Family Photography - the Domestic, the Public and the Politics of Sentiment, Ashgate, 2010. Nel trattare le foto dei defunti tiene conto solo di quelle che diventano pubbliche in conseguenza di una catastrofe, qui in particolare si concentra sull’attentato ai trasporti di Londra del 7 luglio 2005 che fece 56 morti.
Sui volti di Fayum: Jean-Christophe Bailly, L’apostrophe muette. Essai sur les portraits de Fayoum, Hazan, Paris, 1997 [c’è una traduzione italiana presso Quodlibet, 1998] e Susan Walker, Morris Brierbrier, Fayum. Misteriosi volti dall’Egitto, ed. italiana a cura di Carla Marchini, Leonardo Arte, Roma, 1997
Sull’autoetnologia e/o autoantropologia si possono sfogliare con un relativo profitto: Elizabeth Mackinlay, Critical Writing for Embodied Approach. Autoethnography, Feminism and Decoloniality, Palgrave, 2019. Accosta materiali diversi con l’intento di uscire dalle rigidità accademiche. Non sempre ci riesce.
Tony E. Adams, Stacy Holman Jones, Carolyn Ellis, Autoethnography, Oxford Univ. Press,
2015. Manuale classico. Ordinato, esauriente. Non fa sognare.
Ritenevo che ci fosse scarsa letteratura sull’argomento, invece
mi sono imbattuto in un consistente numero di contributi che, incuriosito, ho leggiucchiato. Niente di più.
In italiano, per mia ignoranza, ho letto solo: Charlie
Barnao, Autoetnografia e interazionismo
simbolico: un modo di essere e di vedere il mondo , in Sociologia italiana,
ottobre 2017
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