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massimo bertoli 04.04

Corso IV novembre ( controviale ) Torino.
Mi siedo sulla panchina, armato di blocco da disegno, matite e pennarelli ed
osservo, con poca insistenza, la donna senza fissa dimora con i suoi cani.
Non so il suo nome, potrebbe avere cinquant’anni circa e da moltissimo
tempo, staziona (sempre attorniata dai suoi cani) sotto la pensilina fermata
Caprera della GTT, dove passa il tram 10.
Sul foglio inizio ad abbozzare qualcosa di caotico, disordinato, dispersivo,
non contenibile.
Mi rendo conto di essere inquieto e provo disagio mentre calco con forza segni
imprecisi sul blocco cartaceo.
La donna clochard capisce che disegno nella sua direzione, ma non sembra né
stupita né infastidita, ogni tanto si limita ad allontanarsi di pochi metri per
sgranchire le ossa e forse per intravedere se i suoi cani sono di mio interesse
artistico.
Onestamente, di fronte a me, osservando tutto quel marasma accatastato di
coperte, recipienti, barattoli, ciotole, bottiglie, sacchi, borsoni, giornali,
cartoni e anche due passeggini sfasciati dove all’interno (presumo) stia
dormendo un piccolo cane, mi diventa quasi impossibile riuscire a rendere
riconoscibile ciò che sto disegnando.
Mentre ripongo i miei disegni dentro l’album, penso che tra poco, rientrando a
casa mia non osserverò con attenzione il disordine presente nelle mie 4 stanze,
i blocchi da disegno verranno lasciati e spesso dimenticati disordinatamente
sopra qualche appoggio imprecisato ma comunque protetto (io ed il mio disordine
) dagli sguardi e dai giudizi di qualsiasi occhio indagatore.
Il Tutto nascosto all’interno di un pavimento con 4 pareti e un soffitto sopra
la mia testa a preservare certamente la mia salute fisica, ed a minare il mio
equilibrio mentale.
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Zarko Vujović 02.04
Sono diventato un Smart Worker!
Eccolo là! È una cosa alla quale ho sempre pensato; ovviamente “sempre” da qualche anno. Il sogno per alzarsi in Location casa, alzarsi con la calma, fare un caffe e con la calma e sicurezza andare verso il pc. Poi, si accende, si prende un sorso di caffe, fare un Connetti con il vpn, e voilaaaaa … si lavora on-line. Fare le innovazioni, magari ci sarà qualcosa da brevettare, in somma, dovrei essere più creativo, come minimo più concentrato. Musica? Ma certo, finalmente la musica, radio 3 e così via.
E bene, e arrivato il momento. Ci hanno comunicato in ditta che dal venerdì, tutti quelli che possono, che sono un poco “informatici”, lavoreremo da casa. In Smart Working, non so se non mi sono spiegato!!!
Smart Working? La benedizione di lavoro, l’ho sempre solo immaginato, e la fantasia mi portava già oltre oceani, magari qualcuno chiede un lavoretto così, anche privatamente… è l’era di 5G.
Il futuro è iniziato il venerdì 13 marzo 2020.
Ci danno l’appuntamento alle ore 7:30 on line, per fare il primo collegamento.
Mi sveglio alle 6:00, precipito dal letto, una doccia veloce, pure la barba l’ho fatto, metto la caffettiera e accendo il pc. Erano le 6:45. Poi, in attesa fino a 7:30 e poi una lunga attesa, lunga qualche ora, attesa piena di silenzio, di occhi spalancati dallo schermo che sta inerme, non si muove nulla. Nulla. Poi shift, tab, bloc, unlock, confirm… install… Per farla breve, il tanto desiderato collegamento si stabilisce verso le ore 10:00.
Si parte. Il primo giorno, praticamente sfoglio le cartelle da destra a sinistra dal su in giù, apro i directories, i link, poi rispondo al due, tre messaggi di posta elettronica. Apro il progetto in 3D, apro un paio di protocolli, che sono anch’essi le cartelle con dei disegni, apro cartelle Calculation, poi la cartella Verification, segue Motion Control Flow, Cinematics, Assembling … si arriva alle ore 17:30. Chiudo programms, chiudo il connection. Cioè chiudo Open VPN GUI.
In somma, il primo Smart Working, non ho fatto praticamente nulla. Nulla!!!
Secondo giorno meno ancora, ed il terzo ancora meno.
Allora, eco che inizio a pensare il perché. Al lavoro, nel mio ufficio, non ho il tempo di fumarmi una sigaretta, mi fermo quasi sempre oltre l’orario previsto, faccio mediamente una dozzina di disegni, schizzi, qualche calcolo, tanti email, telefonate… ma allora che cosa succede? Sono “industrializzato”, sono la proprietà della ditta? Sono la proprietà aziendale e non funziono se fuori sede??? Come si può spiegare tutto ciò? Al lavoro, in ufficio, mi arrivano tante di quelle idee che la giornata di solito, non mi basta mai.
E qui? In casa? Lo Smart Working!
Perché mi sono spento? Io non riesco a spiegarmelo.
Boh, tanto non lo dirò mai in ufficio, perché ce il pericolo, se la produttività non trova riscontro, che mi mettono in cassa integrazione. Vuol dire meno soldi, stipendio forse dimezzato, ecc …
Per fortuna, sono riuscito a prendere la concentrazione giusta, a gestire il tempo, a non perdermi tra le varie distrazioni.
E continuerò a lavorare in Smart Working.
Sono un Smart Worker oppure no.
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giorgio viarengo 27.03
Andrà (tutto bene). Mi dicono che -ancorché auspicio adottato e tradotto in tutto il mondo- si tratti di una citazione dai Vangeli. Io son laico senza rimedio, ma non ‘bastian contrario’ fino a questo punto. Vero è che si potrà dire che è ‘andata bene’ (sempre senza dimenticare mai le migliaia di persone morte, che non avranno purtroppo occasione di dirlo) solo se dopo, quando sarà finalmente finito questo pandemonio pandemico, ci si ri-troverà in un qualcosa che possa essere meno ‘sistema paese’ e più comunità di uomini e donne; meno ‘equilibrio di bilancio’ e più priorità ai diritti di base e ‘universali’. Una comunità finalmente meno ‘maschile’ (e non solo perché i maschi hanno subìto in quantità maggiore l’offesa pandemica) e più solidale; una comunità di ‘diversi’ in grado però di condividere appunto diritti, rispetto per gli altri e obiettivi comuni e condivisibili. Una comunità, insomma, non fatta e basata (solamente) su estemporanee comparsate ai balconi.
Anziani. Il vecchio comunista Macaluso è uno degli ultimi che ha tuonato (dall’alto dei suoi 96 anni) contro il cinismo di questi giorni nei confronti degli anziani. E come dargli torto, come dargli torto quando lamenta l’assenza della politica, e della sinistra, oggi. Politica e Sinistra che seppero costruire un Sistema Sanitario Nazionale Pubblico quarant’anni fa: un sistema che è stato progressivamente intaccato (da una Politica asservita all’interesse privato e da una Sinistra ammaliata da sirene liberal-liberiste) nel nome di un ‘principio economico’ declinato in quell’aziendalizzazione che davvero non trova più riscontro nei princìpi Costituzionali (uguaglianza, universalismo).
Si può reagire a tutto, anche alle guerre, ma “oggi sembra che l’unico riparo dalla paura sia stare a casa. Chiusi, separati. Tutti separati. E questo avrà conseguenze su tutti noi.” E la capacità/lucidità di Macaluso suonano come l’ultimo avviso: la campana suona per noi!
Colpa: emerge, ancòra una volta, la sensazione che la malattia sia una colpa, così come l’essere anziani, e magari non avere avuto successo (ma questo è un altro discorso, e rimanda direttamente al concetto di merito, altra indiscutibile [!] architrave dei tempi presenti). Tutto ciò attiene al principio produttivista ch’è alla base della nostra moderna società, occidentale, capitalista e globalizzata: se non sei produttivo/a ed efficiente (efficienza che registra il rapporto fra economicità ed efficacia!) devi essere marginalizzato/a e sottovalutato/a; va da sé che il Sistema riesce a trarre beneficio anche da questa ‘inutilità’ nella misura in cui l’improduttivo/a sia un/na buon consumatore, anche se per questo l’improduttivo deve comunque essere dotato di un po’ di argent de poche. Nel caso degli anziani c’è poi l’aggravante che -continuando a vivere- continuano a percepire la loro pensione, ed è pensiero diffuso che ciò sia una plastica sottrazione di risorse destinate ai giovani; nulla di meglio per acuire la censura sociale nei loro confronti.
Distanziamento (sociale). Si tratta di una pratica necessitata dalla cura di sé come cura di tutte/i, in questo tempo di emergenza pandemica. Ma il concetto stesso sa di rischio oltre il rischio: c’è il pericolo che il cortocircuito relazionale innescato dalla necessità della (e dalla) crisi sanitaria consolidi nel tempo una pratica di sempre maggiore distanziamento (sociale, appunto), nel nome di una tecno-relazionalità che, a livello scolastico, lavorativo, comunicativo e del ‘tempo libero’ privilegi -fino a teorizzarlo- la dimensione singolare e atomizzata: ognuno/a in connessione con il proprio dispositivo, imprenditore/trice di sé in una competitiva e virtuosa autoaffermazione valorizzante… Video conferenze e trasmissione di ‘contenuti’ (ormai termine generico per indicare un insieme di dati, invece che una costanza di concetti e/o argomentazioni) sembrano la nuova frontiera in cui il ‘metro di distanza’ che è stato operazione salvifica nei confronti del contagio viene moltiplicato all’infinito, rendendo superfluo (e… ormai antieconomico) il confronto/contatto diretto e personale, quella (eccessiva?) contiguità fisica che nei secoli passati aveva rischiato di compromettere i disegni di sviluppo d’un capitalismo immaturo.
Lentezza. Una delle possibili acquisizioni, in termini di abitudini comportamentali, dell’emergenza clausurale in atto potrebbe essere una maggiore lentezza. A dispetto di tutti quanti (imprenditori, mezzi di comunicazione, artisti ‘impegnati’, cittadini/e ‘impegnati/e’, ecc.) che da settimane chiedono iperattività domestica e si profondono in consigli e indicazioni per impegnare e saturare il tempo libero (e ‘liberato’), ecco che potremmo scoprire che le cose -dalla cura di sé alla lettura di un vecchio libro, alla chiacchera con chi condivide la nostra casa (senza dimenticare che non tutti/e hanno la casa ultrafornita e ultradotata, come sembrano pensare i Fiorello della situazione; e, anzi, alcuni/e la casa non ce l’hanno proprio!)- si possono fare con calma e tranquillità. Si può addirittura sconfinare in una noia rassicurante, facilmente superabile con una telefonata o un (uno o poco più, non è necessario produrne migliaia) messaggio; e si può cedere a momenti di riflessione serena e tranquilla, se non è costretta/contingentata dai tempi imposti da una chat o, addirittura da una call conference!
Papa (Francesco). Da tempo gira la voce (complice la quasi totale assenza di Sinistra nel Paese) che Papa Francesco sia l’ultimo comunista in circolazione, in realtà è una fake news, perché Jorge Mario Bergoglio non è e non è mai stato comunista, anche se di tanto in tanto ha esternato (vien da dire: pontificato) in termini riconducibili a una sinistra sociale e populista a cui la Chiesa Cattolica non ci aveva abituati. Del resto è un gesuita di lungo corso e sa districarsi bene nelle situazioni difficili (se l’è cavata bene anche nell’Argentina dei Generali) e comunque ha saputo mandare ‘segnali’ importanti nel nome degli ‘ultimi’ e dei diseredati: sarà per questo che gli ‘eredi’ delle famiglie che contano non è che lo sopportano molto e i truci fascio-leghisti-pseudoliberali (l’ultima è la sig.ra M.G.Maglie che gli ha dato dell’ “infame” per aver detto che “è anche colpa di chi non paga le tasse” la crisi sanitaria di oggi). Nondimeno il Papa dei cattolici (‘la Repubblica’ lo chiama semplicemente ‘Francesco’, forse in omaggio alla conversione scalfariana) ha davvero raggiunto un apice ‘pop’ quando, sempre a proposito dell’emergenza ‘corona virus’, ha citato e ringraziato non un Evangelista o un Padre della Chiesa, ma… Fabio Fazio! Il noto e navigatissimo conduttore e …influencer televisivo, che -sempre su ‘la Repubblica’- aveva spiegato cosa stava imparando, in questi giorni difficili.
Profumi in prima linea. Si parla e straparla di solidarietà, in alcuni casi c'è il rischio che sia un po' 'pelosa' e interessata (ho in mente le 'famiglie' importanti d'Italia e loro milionarie donazioni), ma almeno in un caso ...ha il profumo raffinato dell'eccellenza italiana nel mondo. Infatti l'imprenditore profumiere d'alta classe (!) (Londra, Dubai o Mosca ci dice 'la Stampa' di Torino) Sergio Momo, ha deciso di "far arrivare una selezione delle sue creazioni a chi sta lavorando in prima linea contro il virus", anche perché "il profumo ha il potere di trasportarci immediatamente in un altro luogo". Il sovratitolo de 'La Stampa' parla dell'imprenditore torinese del lusso che fa "un omaggio alla bellezza e alla femminilità di chi si batte in corsia": sarò anche un trinariciuto nemico del lusso, ma in tempi di carenza drammatica di sicurezza per chi lavora in prima linea, forse, le fragranze esclusive di Momo sembrano un po' fuori luogo; o no?
Stare a casa (#). Due premesse: basta con tutti questi hashtag! E poi: è chiaro che il punto di partenza (la casa) non è uguale per tutti, diverso è infatti stare nella magione pluriaccessoriata del calciatore e/o VIP, altro è il bilocale magari per famiglia numerosa; per non parlare di chi una casa vera e propria non ce l’ha punto! Ciò premesso, l’obbligo di ‘stare a casa’ è finalmente e paradossalmente un elemento di Uguaglianza, un elemento di uniformità che improvvisamente contraddice l’ansia efficientistico-competitiva imperante (ante virus). Sarà forse per questo ‘contraddire’ che assistiamo a un delirio di video, chat, WhatsApp e -appunto!- hashtag, che sembrano più il segnale isterico di voler segnalare la nostra presenza invece che l’esigenza di comunicare, informare, confrontarsi. Lo stare in casa, sempre che sussistano certe condizioni di base (dalla ‘compagnia’ ai supporti tecnologici), dovrebbe/potrebbe indurre un sano rallentamento nei ritmi e un aumento di tempo per la riflessione, per capitalizzare energie per un futuro, con meno ‘cancelletti’ e maggiore consapevolezza collettiva.
Stronzi (e cinici). Dai governatori mondiali alla Trump (“visto che ci sono incidenti stradali si devono forse chiudere le aziende automobilistiche? E poi visto che l’influenza ‘normale’ ne uccide molti di più tutti gli anni, tanto vale non preoccuparsi per questo nuovo ceppo influenzale”) ai Governatori de noartri: s’incartano nella mascherina e motteggiano i cinesi (mangiatopivivi) e criticano il Governo, a prescindere! E poi l’insistenza eugentica sul fatto che siamo una Nazione troppo vecchia e che pure si concede il lusso (seppur …contrastato dall’Associazione nazionale degli anestesisti e rianimatori) di accanirsi nel curare gli anziani con patologie!
Tamponati. Fino all’altro ieri erano coloro che avevano subito un urto -più o meno forte- da tergo, contro la propria auto. Ora invece sono coloro che si sono sottoposti alla prova del tampone anti COVID-19, probabilmente perché ‘sintomatici’ o ‘paucisintomatici’ (sic!).
Tricolori (mi dicono che è il 159° anno dell'Unità d'Italia). Al solito nelle occasioni topiche (mondiali di calcio, festa della Repubblica, riunioni a Predappio) compare ai balconi o in bella mostra per strada, un gran numero di bandiere e bandierine tricolori. Vanno a braccetto con l'inno di Mameli ("...siam pronti alla morte, l'Italia chiamò!") e rimandano a un inopinato senso dello Stato e della Nazione. Il problema non è (solo) la pessima compagnia con tricoloristi doc (da Meloni a Casa Pound), ma è che la dimensione patriottico-nazionale mi è davvero poco congeniale. Del resto un destinatario della mailing-list della De Amicis m'ha appena chiesto di cancellarlo, perché noi (ufficialmente e pubblicamente desalvinizzati da tempo!) "non siamo italiani e odiamo chi difende il sacro suolo italiano" [sic]. Per dirla tutta continuo a vivermi come 'internazionalista', incline a una dimensione comunitaria, ma che sia una scelta!
Nel frattempo, in una bella casa in paramano, oltre il cortile di casa mia, è comparsa un’enorme bandiera italiana, stesa in verticale per una lunghezza d’oltre un piano! E mi domando cosà vorrà significare, quel gigantismo italianista: orgoglio filogovernativo? Orgoglio nazionalista e primatista (prima gli italiani, anche …nel contagio)? Orgoglio competitivo (la più grande bandiera nel quartiere)?
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guido persico 26.03
È una cartolina raffigurante un paesaggio
successivamente lavorata da me con colla e cenere
Tutto questo ha sollecitato la mia "vena poetica” (se così si può dire)
Mi son fermato un momento a riflettere in modo più serio su questa dittatura dell’invisibile
Su quello che è concatenato con essa ma visibile
Così ho provato a mettere insieme delle parole
queste
Vento muto
Nel tempo del sospeso
Il vento spoglio riposa
La cenere copre
La terra sporca sopporta
Non grida
Nel tempo dell’ascolto
Sono fermo
Mi distraggo
Voglio muovermi senza
Essere spinto
Nel tempo del presente
Mi giro attorno
Trovo la vanga
Con delicatezza il mio piede
La spinge nel terreno
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lollo e alma 22.03
Lollo, a cui all'improvviso è stato tolto il calcio ⚽️ ogni giorno registra un video di allenamento in clausura. | |
Da quando è cominciata la crisi Alma ha costruito un cerchio della pace. Dove poter disegnare, colorare, leggere, studiare...
Ognuno si organizza come può..
poesia di Alma
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anonima 22.03
Così volle la rata vuloira 19 marzo 2020
Vado nel bosco. La casa di mia madre e’ a pochi passi dal bosco, so di non incontrare mai nessuno lì e rispetto le precauzioni. Sono venuta da mia madre poco prima della sera del 9 marzo e resterò qui fino alla fine. Arrivata, ho fatto una grande spesa, da molti giorni e per molti giorni non devo entrare in un negozio. Devo aver molta paura delle malattie perché tutta la vita sono stata convinta di non ammalarmi o comunque di guarire con semplicità. Anche ora non ho paura di ammalarmi, ma di far ammalare mia madre anziana e con patologie. Non ci fosse lei, prenderei le stesse precauzioni, per tutelare gli altri anziani. Non sono un cavaliere senza macchia, anche nei primi giorni dopo Codogno pensavo il virus fosse un’influenza potente ingigantita dai media e non prendevo precauzioni.
Il virus poteva essere circoscritto e fermato. Ancor di più in Occidente, dopo l’evidenza di come si era diffuso in Cina. Fa morire quasi esclusivamente gli over 70. Non ricordo di aver parlato con qualcuno, uomo di strada o amico, che quando dicevo “sono già morte … X persone” non mi dicesse “Si, ma sono anziani”. Ma. E poi, anziani. Cioè non sono morte delle persone vere come siamo noi. Che peraltro siamo solo 10 anni più giovani.
Il virus non viene fermato per motivi economici e politici, ma ha un peso il fatto che, per l’età, non fa morire gli uomini del mondo economico e politico. E il fatto che muore chi non e’ di utilità ad essi.
L’isolamento di ora non mi pesa. Non mi annoio e le giornate passano in fretta, da sempre non fatico a restare in casa senza uscire, trovo tante cose da fare. E’ cresciuta la voglia di isolarmi dal resto dell’umanità. Era nata anni fa, per disgrazie famigliari, delusioni politiche e per come e’ il mondo oggi. Ora ho voglia di allontanarmi ancor di più dall’umanità fatta di istituzioni che non tutelano. Ho voglia di allontanarmi dall’umanità che non rispetta le precauzioni e che se si ammala non muore, ma passa la morte ad un anziano. Dall’umanità che pur rispettando le precauzioni mi dice “Ma sono anziani”. Dall’umanità che fa flashmob graziosi ma non si incazza coi politici per i loro ritardi e le poche sanzioni e non richiede misure più forti perché non ha capito.

Ci scambiamo in whatsapp messaggi umoristici sull’isolamento, dobbiamo stare a galla. Arrivano anche molti scritti con perle di saggezza: dopo l’Apocalisse vivremo in un mondo migliore, che lascia spazio ai rapporti umani e alle cose importanti della vita. Invece, dopo il potere economico dovrà recuperare le perdite di oggi, avremo meno tempo di prima per noi e gli affetti, perderemo altri diritti sul lavoro o il lavoro, chi paga le tasse le pagherà più alte.
Sono in lutto, ma reagisco, per caso e non per merito. Riprenderò a vivere, ma sarò meno vivace e più solitaria.
Il bosco e’ una grande parte di me. Ho vissuto dove vive mia madre fino alla maggiore eta’ e ho passato nel bosco ogni mia giornata e stagione. Corse e giochi infiniti con i compagni o da sola. Conosco l’aspetto di ogni albero e ogni fiore e il profilo di ogni montagna. Mi sono poi innamorata della città. E dalla prima volta che l’ho visto amo il mare, ancor più del bosco. Ma resta l’amore per il bosco della mia infanzia. Sono lontana dall’essere spirituale, eppure questi giorni nel bosco sento qualcosa che si avvicina a esserlo. E’ la bellezza dei fiori che sbocciano delicati, del cielo blu e del sole, del silenzio.
Dal bosco in alto si sente il rumore in basso dell’enorme fabbrica che funesta il paese. Lo si sente anche di notte. Mi ricorda che giù in basso c’è il mondo. Arrivo a volte fin dove si scollina e la vista e’ ampia sui paesi in fondo nella pianura. Molto più in la’ nello spazio e nel tempo c’è la mia casa in Torino.
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andrea ughetto 19.03
ho spesso agognato un periodo 'a bocce ferme' per tentare di fare un po' di ordine nella mia vita,
nei progetti, nei desideri. ma le bocce non sono mai ferme. ora sono abbastanza ferme ma il tempo sospeso
mi rende difficile immaginare e programmare, per quanto sia possibile, il dopo.
perderò il lavoro in libreria? per ora ci hanno messo in ferie. i capi non si sono fatti più sentire. tengo i contatti con i colleghi.
ci daranno un congedo straordinario? ci daranno la cassa in deroga?
è bastato un mese e sono già col culo per terra. sono saltati due concerti, quattro lezioni di flauto, due sessioni di musicoterapia
con una donna autistica, Meltemi non mi ha ancora pagato, 350 euro di viaggio e pernottamento ad amsterdam per fine marzo, la presentazione del libro di Linera con Geraldina Colotti a Roma. Sono comunque un privilegiato e Mauro e Anna, fortunatamente, possono aiutare.
ho iniziato una metodica pulizia della casa, ancora in corso. strana equazione: più pulisci, più c'è da pulire.
sogno tutte le notti, e mi ricordo cosa sogno perchè ho finito la marijuana che avevo proprio il giorno del
lockdown nazionale. sogno donne di cui mi innamoro, spesso i sogni avvengono a Londra, città che mi ha molto segnato.
sogno cani che mi azzannano, sogno che la mia casa è scoperchiata. sogno donne che hanno bambini di cui mi prendo cura.
il giorno, invece, a parte la pulizia, inizia con la lettura del manifesto on line, sinistra in rete, infoaut e militant, tutti siti che frequentavo anche prima di questo tempo folle.
poi suono il flauto. faccio una pratica giornaliera di quattro ore, non di seguito. 1+1+1+1 o 2+2. dopo tutte queste ore passate a soffiare aria in un tubo di metallo sono iperventilato, la sensazione fisica è quella di essere un'aquila che sorvola le città, la mente acuminata, le idee cartesianamente chiare e distinte, una velocità di pensiero inedita. poi, piano piano, calo e ritorno sulla terra. sto cercando di imparare, con trent'anni di ritardo, a suonare lo staccato, il double or triple tonguing, per poter affrontare i passaggi veloci. non è per niente facile coordinare diaframma, labbra, dita e lingua. la lingua non era abituata ma è un muscolo che sto allenando allo scopo. il risultato è l'acido lattico e la sensazione di avere in bocca una ciabatta.
mi devo dare una disciplina, sennò mi deprimo. se c'è il sole va meglio. è due giorni che faccio il giro della collina di pinerolo.
deserto dei tartari.
in questi giorni ho raramente delle erezioni. il pene è flaccido. mi sono masturbato una sola volta in una settimana.
poi sono in costante contatto whassup con Daniele, che mi sembra stia gestendo questo periodo con grande saggezza.e whassup con amiche e amici sparsi fra pinerolo, torino, amburgo, montreal, milano, atene, new york, londra, medellin.
quando potrò riabbracciare qualcuno/a? e baciarlo/a?
enough about me!
che dirti? mi sembra che questa cosa qua sia un cambio di plateaux, ridefinirà priorità tra la gente, costringerà a una messa in discussione totale del modello di civiltà in cui viviamo.
mi ha stupito, nonostante le contraddizioni e le ambivalenze, la potenza decisionale dello stato, la sua capillarità. e intanto in questi giorni hanno dato la sorveglianza speciale a eddy marcucci, donna che abita a torino e che ha combattuto nelle ypg nel Rojava.bastardi.
ho ripensato al libro di Naomi Klein 'The shock doctrine', la tesi che sostiene è che le situazioni eccezionali (lo tsunami del sud est asiatico, l'uragano Katrina, questa situazione qui) sono il migliore momento per implementare politiche su popolazioni tramortite e traumatizzate. questo mi preoccupa assai. dovremo stare con gli occhi bene aperti.
i primi giorni ho pensato, e lo penso ancora adesso: e i tossici, e i poveri, e le puttane, e i matti, e gli immigrati, e gli operai, e chi non c'ha un contratto di lavoro, e i vecchi? e i dottori e gli infermieri? come faranno? chi li aiuterà?
21.03
questo secondo contributo è ancora fatto di parole.
è stata una notte agitata, nel sogno una volante della polizia mi ferma a Londra, stavo correndo a dare i soldi, pochissimo prima che scattasse il coprifuoco, a una copisteria che mi aveva dato l'autocertificazione. fermano me e dei pusher neri che aspettavano i loro clienti tossici di fronte a palazzi signorili di fronte a un parco. il poliziotto sogghigna.
mia cugina enrica lavora in fabbrica, senza protezioni.
continua a ronzarmi in testa l'inizio di 'All along the watchtower' di Bob Dylan, la frase che dice
'there must be some kind of way out of here, said the joker to the thief'
ci dovrà pur essere una qualche via d'uscita da qui.
oggi non ne vedo.
continuo a pensare ai 12 carcerati morti nelle rivolte di qualche giorno fa. i media dicono che sono morti tutti
per overdose da metadone e medicinali. i conti non mi tornano e penso che qualcuno sia stato assassinato, sparato.
oggi scriverò ai capi in libreria, per chiedere loro se hanno attivato le misure di cassa integrazione in deroga.
perchè il sito del ministero degli interni non ha pubblicato l'autocertificazione per uscire in varie lingue (francese, arabo, inglese, hindi, bambara, english pidgin, romeno, albanese) in modo da aiutare tutti gli abitanti di questo stato?
ieri ho sentito e visto daniele con una videochiamata su whassup. prima ero uscito per compare un po' di cibo e gli avevo sporto un piatto di melanzane alla parmigiana che avevo cucinato nel pomeriggio. daniele è preoccupato delle ulteriori restrizioni rispetto all'uscire per fare attività motoria. lui è un grande camminatore, kilometri ogni giorno, la sua strategia per rimanere sano. oggi gli proporrò di farsi fare un certificato dal medico che gli consenta di poter uscire a camminare per motivi di salute.
ho ricevuto una videochiamata da Christos, Atene. é un fratello non di sangue e discutevamo sul fatto che questi eventi, queste brusche accelerazioni, cambiano improvvisamente il panorama, segnano dei punti di non ritorno. gli dicevo, e lui annuiva,
che persino i libri che vorrei proporre per una traduzione sono improvvisamente invecchiati, superati da nuove costellazioni di priorità. non che i libri non siano interessanti, appartengono semplicemente ad un'altra era. sono bastati quindici giorni per raggrinzirli e renderli obsoleti. Parentesi [questa improvvisa obsolescenza cosa era già successa con la crisi del 2008.
Quando la Lehman Brothers nel 2008 fallì vivevo ancora a Londra. Avevo deciso, pochi giorni prima del crollo, di tornare in Italia dopo una permanenza decennale in una città che trasuda impero, violenza e colonialismo da tutti i pori. Ricordo quel giorno perchè ero in coda in banca, alla Barclays Bank e, aspettando il mio turno vedevo scorrere le notizie del crack sugli schermi dei televisori appesi al soffitto. La Barclays Bank è una banca tirata su con gli immensi proventi del commercio degli schiavi africani nelle Americhe].
forse quello che dico si riferisce più alla saggistica. forse la narrativa, la fiction, è più resiliente, resiste meglio agli urti della realtà. le storie inventate sono più vere.
una volta che questa storia finirà, ma finirà?, mi sono ripromesso di suonare, e di amare, come se non ci fosse un domani.
ogni giorno mando un vocale whassup a Veronica, un'amica colombiana, anche lei in quarantena.
ogni giorno una poesia, ieri è stata la volta di 'Y si Dio fuera mujer?' di Mario Benedetti, un poeta che amo molto.
ogni giorno vedo Marcello, un amico carissimo che vive da anni ad Amburgo. Marcello è un fisico matematico ed è l'unica persona a 360 gradi che conosco, un uomo del rinascimento che vede e vive il mondo prima della divisione fra scienze dello spirito e scienze della natura, prima della divisione fra materie letterarie e quelle scientifiche.
Dipinge a olio da più di trent'anni, scolpisce e lavora per l'Airbus, fa i calcoli per tenere in aria i dirigibili.
Scrive anche, il suo duende ha prodotto 92 cahiers di disegni, riflessioni, scrittura. é folle, con metodo e disciplina.
gli dico sempre che sarò il suo Max Brod.
cosa direbbe mia madre Marisa di questo mondo?
socialismo o barbarie. si, ma quale socialismo? tutto da inventare.
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paola pittavino 19.03
--- NON SARÀ FACILE TORNARE A...... PRIMA ---
ORMAI SON CRICETO
E LA RUOTA
IN PLASTICA (ROSSA)
GIRA...
NON QUELLA DEL TEMPO,
QUELLA SEMBRA FERMA..
...È APPARENZA?
È SOLO TORPORE...
RIUSCIRÒ AD ABBRACCIARVI
ANCORA,
A BACIARVI E LECCARVI
LE GUANCE SALATE DI LACRIME,
RIUSCIRÒ A FARLO?
DOPO...
QUANDO CI SARÀ UN DOPO...
QUANDO?
RIUSCIRÒ AD ABBRACCIARVI TUTTI
CON LUNGHE BRACCIA DI GRASSO CRICETO?
RIUSCIRÒ A STARVI VICINO
FINO A SENTIRE I FRUSCII DELLE VOSTRE
CHIMICHE CELLULE?
RIUSCIRÒ DOPO
A COMPIERE ANCORA QUESTI GESTI
SENZA AVERE UN SUSSULTO
SENZA NULLA TEMERE,
..O NE RESTERÀ PER SEMPRE
UN'INDELEBILE RIFLESSO
NELLA MIA MENTE
ORMAI CRICETA?
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giovanna galante garrone 18.03
Dai tronchi di tre betulle buttate giù dal vento esce la linfa, copiosa e spessa come sangue.
20.03
C'è n'est pas un arbre (parafrasando Magritte)
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giorgio viarengo 18.03
In buona sostanza io avrei (mi sento di avere) un po' di cose da dire, molte considerazioni da confrontare, ma -allevato nel piemontesismo di cui sopra- essendo poco incline al solipsismo, non so bene come dirle e, soprattutto, a chi dirle, e ora spunti tu.
Così -al brucio- di direi di un paio di cose recenti che (tra le altre) m'hanno ulteriormente scassato un flebile equilibrio:
- l'apoteosi di tricolori (mi dicono che è il 159° anno dell'Unità d'Italia). Al solito nelle occasioni topiche (mondiali di calcio, festa della Repubblica, riunioni a Predappio) compare ai balconi o in bella mostra per strada, un gran numero di bandiere e bandierine tricolori. Vanno a braccetto con l'inno di Mameli ("...siam pronti alla morte, l'Italia chiamò!") e rimandano a un inopinato senso dello Stato e della Nazione. Il problema non è (solo) la pessima compagnia con tricoloristi doc (da Meloni a Casa Pound), ma è che la dimensione patriottico-nazionale mi è davvero poco congeniale. Del resto un destinatario della mailing-list della De Amicis m'ha appena chiesto di cancellarlo, perché noi (ufficialmente e pubblicamente desalvinizzati da tempo!) "non siamo italiani e odiamo chi difende il sacro suolo italiano" [sic]. Per dirla tutta continuo a vivermi come 'internazionalista', incline a una dimensione comunitaria, ma che sia una scelta

- profumi in prima linea. Si parla e straparla di solidarietà, in alcuni casi c'è il rischio che sia un po' 'pelosa' e interessata (ho in mente le 'famiglie' importanti d'Italia e loro milionarie donazioni), ma almeno in un caso ...ha il profumo raffinato dell'eccellenza italiana nel mondo. Infatti l'imprenditore profumiere d'alta classe (!) (Londra, Dubai o Mosca ci dice 'la Stampa' di Torino) Sergio Momo, ha deciso di "far arrivare una selezione delle sue creazioni a chi sta lavorando in prima linea contro il virus", anche perché "il profumo ha il potere di trasportarci immediatamente in un altro luogo". Il sovratitolo de 'La Stampa' parla dell'imprenditore torinese del lusso che fa "un omaggio alla bellezza e alla femminilità di chi si batte in corsia": sarò anche un trinariciuto nemico del lusso, ma in tempi di carenza drammatica di sicurezza per chi lavora in prima linea, forse, le fragranze esclusive di Momo sembrano un po' fuori luogo; o no?
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alberto remotti 19.03
nel durante, fra il prima e il dopo, io canto.
Cercando di scegliere canzoni in tema con il momento
Ti mando una prima testimonianza
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