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del 28 giugno 2016 ho pubblicato la rielaborazione di un testo scritto e pubblicato su Il Manifesto nel 2004 in occasione del centenario del genocidio degli Herero [1904]. Nessuna reazione allora. L'idea di farne un libro non ha incontrato l'interesse di nessun editore.

Il primo genocidio del Novecento, dichiara papa Francesco a proposito dello sterminio
degli Armeni da parte del governo ottomano con la fattiva collaborazione di
alcune comunità kurde. Mi tocca smentirlo. Se proprio si deve stabilire una
primogenitura allora la triste medaglia spetta agli Herero, popolazione
dell’Africa del sud, Namibia, sterminata dai colonizzatori tedeschi nel 1904,
dieci anni prima degli armeni. O i genocidi perpetrati in ambito coloniale non danno
punti, non entrano in classifica? La memoria del secolo breve e senza fondo è strapiena,
non ci sta più niente. Soprattutto sembra non trovare posto il colonialismo. Sullo
sterminio degli Herero [e dei Nama] tacciono manuali di storia, giornali, TV.
Nessun Franz Werfel a scrivere un romanzo epico per raccontare le tribolazioni
armene. Nessun Primo Levi a chiedersi Se
questo è un uomo. Nessun Diario
di ragazza olandese. C’è però stata Hannah Arendt a indicare il genocidio
Herero come premessa allo sterminio
nazista degli ebrei.
Io credo che la nazione come tale [gli Herero] debba essere annientata,
o, se questo non è possibile con misure tattiche, debba essere espulsa dalla
regione con mezzi operativi ed un ulteriore trattamento specifico, proclama il Generale Lothar von Trotha, responsabile
delle operazioni militari nella Namibia centrale, allora Africa del Sud Ovest,
colonia tedesca dal 1884. Recita la Relazione dello Stato Maggiore tedesco: Von Trotha capì che la rivolta fu il primo
segno di una guerra di razza che avrebbe sfidato tutti i poteri coloniali in
Africa. Ogni cedimento quindi da parte dei Tedeschi avrebbe dato ulteriore
alimento al movimento Etiopico secondo il quale l'Africa appartiene solo agli
africani. La guerra deve continuare finché ci sarà il pericolo di una nuova
resistenza degli Herero.
Vernichtung, annientamento,
sterminio, è la parola d’ordine che rimbalzerà con tutta la sua industriale
potenza in Europa. Lager, campo di
concentramento, è l’altro nome che porterà al successo una pratica inaugurata a
fine Ottocento dagli spagnoli a Cuba, dagli statunitensi nelle Filippine e
dagli inglesi in Sudafrica. Colonialismo che andava al sodo senza che qualcuno
dalle nostre parti avesse qualcosa da ridire.
Ma
il deserto non lascia scampo al bestiame umano, anche le sorgenti e i pozzi
sono stati distrutti dalle truppe coloniali. Non è la Shoah ebraica, non è il divoramento-porrajmos dei rom e sinti,
non è il Grande Crimine contro gli
armeni. E’ l’oscurità della
morte-ondorera jondiro da cui non ci si può ripulire perché, incalzati dai
carnefici, si sono abbandonati i caduti nel deserto.
Il resto dell’armamentario genocida prefigura future abitudini europee: esperimenti medico-scientifici sui corpi vivi e spedizione a Berlino dei crani degli Herero per l’avanzamento della scienza antropologica, guidata dal professore Eugen Fischer, pilastro poi dell’eugenetica nazista e delle leggi razziali. Alla Craniologia Hererica darà un fattivo contributo l’italiano Sergio Sergi dell’Università di Roma.
Il resto dell’armamentario genocida prefigura future abitudini europee: esperimenti medico-scientifici sui corpi vivi e spedizione a Berlino dei crani degli Herero per l’avanzamento della scienza antropologica, guidata dal professore Eugen Fischer, pilastro poi dell’eugenetica nazista e delle leggi razziali. Alla Craniologia Hererica darà un fattivo contributo l’italiano Sergio Sergi dell’Università di Roma.
Andiamo, andiamo…Johana, prendi il
bambino in spalle, andiamo…Vieni, dobbiamo andare! -Il mio bambino, dove è
andato il mio bambino? E' caduto - Andiamo, il sole è già salito, prendi il
cavallo, andiamo recita un canto di
donne Herero profughe in Botswana. Come in una ballata di Goethe, mirabilmente
messa in musica da Franz Schubert. Ma qui era il Re degli Elfi a portarsi via
per sempre il bambino e l'affannosa corsa del cavallo si rivelava del tutto
inutile.
Ma
cos’è un genocidio? Secondo la definizione adottata dalle Nazioni Unite con
genocidio si intendono gli atti commessi
con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale,
etnico, razziale o religioso. Lo sterminio dunque non sta solo nella
quantità delle vittime, ma soprattutto nella strategia e nelle tattiche
impiegate dai carnefici. Nell’ossessione che un gruppo umano vada annientato in quanto tale e definitivamente.
Prima
gli Herero e Nama erano forse 100.000, dopo 16/20.000.
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donne Herero oggi |
L'anno scorso il Bundestag ha ammesso che si è trattato di un genocidio ... ma non se ne è accorto nessuno, i media hanno pressocché ignorato la dichiarazione.
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