Nessuna città può essere ridotta ad una sola etichetta. Torino invece sembra amare questa semplificazione: Torino e la Fiat, Torino e le Olimpiadi, Torino e la Sindone.
Non solo sindone, non solo don Bosco
è il titolo di un microprogetto di esplorazione di un'altra città che canta altre canzoni oltre a quelle comandate.
Una trentina di persone, una domenica di maggio, va ad esplorarne alcune.
la prima: piazza Castello

Bartolomeo Hector strangolato e arso con i suoi libri sulla stessa piazza, il 20 giugno 1556. Girava vendendo Bibbie. Lo si potrebbe eleggere patrono dei librai? Maria Cupina probabilmente arsa viva a Pinerolo nel 1550. Nello stesso periodo sempre a Pinerolo viene arso vivo il francescano Paolo della Riva, nel 1560 il pastore Jean Vineannes, ad Aosta Niccolò Sartoris il 14 maggio 1557, e così via.
Se dico Ignazio di Loyola, se dico Filippo Neri, Carlo Borromeo, Luigi Gonzaga, come minimo ognuno ricorda di averli sentiti nominare. Se dico Celio Secondo Curione [di Cirié], Olimpia Morata, Bernardino Ochino, Giorgio Biandrata [di Saluzzo], Giulia Gonzaga... non suscito alcun ricordo. Il pensiero unico non solo ha vinto e stravinto allora, ma continua a vincere oggi cancellando ogni memoria.

Su Varaglia la editrice Claudiana ha pubblicato un fascicolo [2003] a cura di Carlo Papini in cui si possono leggere anche due interessanti lettere del pastore, già prigioniero.
In una si legge: "A Pinnerolo [sic] ero aspettato dal sig. Terride fuori della porta, e dentro da huomini, donne e fanciulli in gran numero, li quali havendomi veduto, cominciarono a gridare:fascine, fascine, ammazza, ammazza! Sia benedetto Iddio, né ciò sia loro imputato; mento poi all'osteria del Leone vi trovai tre gentil'huomini della Valle di S. Martino [ora val Germanasca], persecutori dell'Evangelio: e doppo cena si cominciò la battaglia. Contra i quali io, per gratia del Signore, armato solamente dello scudo della fede e della spada della sua Parola, difesi la giusta causa della sua Maestà divina".
La seconda: piazza Savoia
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GIUSEPPE SICCARDI |
Nel Regno di Sardegna il ministro di Grazia e Giustizia Giuseppe Siccardi ottiene dal Parlamento l'approvazione delle leggi che aboliscono il foro ecclesiastico, che sottraeva alla giustizia dello Stato gli uomini di Chiesa, anche in caso di delitti di sangue, truffa ecc. il diritto di asilo, che garantiva l'impunità giuridica per chiunque si rifugiasse in chiesa o in un convento, la manomorta che rendeva le proprietà immobiliari ecclesiastiche non assoggettabili a tassazione. Approvate il 9 aprile e il 5 giugno del 1850.
Ad agosto dello stesso anno l'arcivescovo di Torino, marchese Luigi Fransoni, nega i sacramenti al morente Pietro De Rossi di Santa Rosa, cattolico, ministro dell'agricoltura e firmatario delle Leggi Siccardi, che si rifiuta di ritrattare il suo gesto e che aveva dichiarato in Parlamento:
Ad agosto dello stesso anno l'arcivescovo di Torino, marchese Luigi Fransoni, nega i sacramenti al morente Pietro De Rossi di Santa Rosa, cattolico, ministro dell'agricoltura e firmatario delle Leggi Siccardi, che si rifiuta di ritrattare il suo gesto e che aveva dichiarato in Parlamento:
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SANTA ROSA |
Ho interrogato la mia coscienza, io ho chiesto a me stesso se, come cristiano cattolico, e come liberale devotissimo alla monarchia costituzionale poteva darle il mio voto, e dopo lunga e matura disamina... ogni dubbiezza mi è sembrata fuor di proposito ed oggi senza scrupolo di sorta e con la certezza anzi di adempiere ad un dovere di buon cattolico e di buon cittadino, dichiaro che io voto a favore della legge.
Per il rifiuto del viatico e per l'ordine ai preti della diocesi di disobbedire alla nuove leggi, il vescovo viene prima arrestato per un mese e rinchiuso al Forte di Fenestrelle [v. post del 17/01/2011 su questo blog] e poi esiliato a Lione dove morirà nel 1862 senza mai rinunciare alla titolarità delle diocesi.
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LUIGI FRANSONI ARCIVESCOVO |
Per chi volesse gustarsi l'empito ottocentesco della retorica funeraria si legga l'elogio funebre di Santa Rosa scritto da David Chiossone
Una interpretazione reazionario-cattolica di oggi.
La rivista Rassegna storica del risorgimento ha dedicato, tra gli altri, due interessanti articoli al tema:
Rosario Romeo, La relazione del p. BonfiglioPittavino sul rifiuto dei sacramenti a Pietro di Santa Rosa, 1976, 1
Gian Biagio Furiozzi, Pietro di Santa Rosa e il cattolicesimo liberale in Piemonte, 1971,1
Si possono consultare, con un po' di acrobazie, qui.
Vedi anche: Maria Franca Mellano, Il caso Fransoni e la politica ecclesiastica piemontese, 1848-1850 , Roma, Pontificia Università Gregoriana, 1964.
Per divertirsi, L'abolission d'i convent, dalle Canzoni piemontesi di Angelo Brofferio, deputato di sinistra e anticlericale: dedicato specialmente alle leggi Rattazzi del 1855 che abolivano gli ordini religiosi privi di utilità sociale.
Ma perché in piazza Savoia?
Perché al centro della piazza c'è un obelisco inaugurato il 23 novembre 1853, risultato di una sottoscrizione avviata dal giornale l'Italiano-Gazzetta del popolo all'indomani dell'approvazione delle leggi come attestato di stima per il ministro Siccardi. Vi parteciparono più di 800 comuni i cui toponimi sono infatti incisi sul granito di Baveno di cui è composto l'obelisco alto 22 metri e disegnato dall'architetto Luigi Quarenghi.
Curiosità: nel basamento vengono interrati il libro dei sottoscrittori, il testo delle leggi Siccardi, monete, polvere da sparo, un pacco di grissini e una bottiglia di vino rosso, in omaggio al laicismo etilico, suppongo.
la terza: piazza Statuto
Queste tre foto sintetizzano bene la vicenda ricordata come i fatti di piazza Statuto.
Il 7 luglio 1962 la Fiom e la Fim torinesi proclamano uno sciopero di tutti i metalmeccanici della città, a sostegno della lotta alla Fiat, iniziata a giugno e che dal 1953 non vedeva uno sciopero.
Nel corso della mattinata si sparge la voce che la UIL e il Sida, il sindacato "giallo" padronale, avevano raggiunto con la Fiat un accordo separato. Centinaia di operai e di giovani si recano in piazza Statuto dove aveva la sede centrale la UIL per protestare. Sabato, domenica e lunedì gli scontri con la polizia sono durissimi. I manifestanti, molti dei quali giovani operai immigrati dal Sud, verranno definiti teppisti, provocatori, non solo da La Stampa, ma anche dall'Unità in un articolo di Diego Novelli.
Qui di seguito qualche frammento delle testimonianze raccolte da Dario Lanzardo in quello che continua a restare l'unico lavoro storiografico sui fatti di piazza Statuto, a lungo mitizzati [l'operaio massa, l'autonomia operaia...] e pochissimo studiati.
C'erano molti della Uil. ..
dicevano, vado a rompere la tessera, però vado a romperla in piazza Statuto. Quelli della Uil volevano far vedere ai compagni di lavoro che loro bruciavano la
tessera perché era un sindacato di cacca, questo è vero; La lotta di piazza nasce quando in fabbrica vedi che
sei impotente a fare determinate cose . Allora lo fai per istinto, ma anche per far vedere alla gente
che ci sei, capisci?
Per quanto riguarda poi i fatti di piazza Statuto
in sé, come me lo ricordo io, secondo me vale come testimonianza perché ero un
giovane militante di partito, con un'ideologia, incapace di fare analisi
politica e che vivevo nel vivo la contraddizione di ciò che il partito diceva
di fare e ciò che lui invece faceva, era in contrasto . Quando avviene appunto,
che la Uil firma di notte, noi ci troviamo davanti al cancello . Un livore, una
rabbia contro la Uil. E qual era la parola d'ordine spontanea che veniva fuori?
"Andiamo a dare il giro alla Uil, buttiamogli giú tavoli e sedie dalle
finestre perché sono dei bastardi, dei venduti e cosí via ." Però un
mormorio, un mugugno che non faceva prevedere niente di quello che poi sarebbe
potuto succedere. Infatti io, almeno per quel che mi riguarda, non mi rendevo
assolutamente conto di quanto stava bollendo in pentola. Mi ricordo soltanto
che verso le 2-2,30 quando durante il picchettaggio del secondo turno Picchialuto
e Bianchini della Cisl, prendono il megafono e cominciano a dire :
"compagni operai andiamo tutti in piazza Statuto a porgere i saluti a
quelli che ci hanno tradito" . A quel punto mi è sembrato naturale dire
"come, mi faccio scavalcare a sinistra da quelli della Cisl, ma neanche a
parlarne." Io ho preso il megafono, e lí rappresentavo il Pci e la Cgil e
mi son messo ad invitare tutti gli operai ad andare in piazza Statuto . Mentre
stavo lanciando queste parole d'ordine, di lí son passati, alcuni a piedi,
altri in macchina, mi ricordo è passato Pugno, Garavini e qualche altro
funzionario del partito che io. non me ne ero accorto assolutamente che questi
mi guardavano stravolti, me l'hanno poi raccontato dopo.
Poi vennero i fatti di piazza Statuto. Fu il primo
segno del risveglio . Nell'estate del 1962, per la prima volta la base
rivoluzionaria scavalcò apertamente il partito, mandò affanculo i vecchi
tromboni. La battaglia durò tre giorni e l'Unità ci chiamò teppisti allineandosi
coi borghesi . Fu il crollo per molti compagni delle ultime illusioni di un
ravvedimento rivoluzionario del Pci . Mi ricordo di Pajetta; era con noi, non sapeva
cosa fare, il grande dirigente non era piú davanti a una folla entusiasta, ma
in mezzo a gente esasperata che gli stava mangiando il piedistallo eretto in
tanti anni sul suo passato di combattente . Quando gli arrivò una pietrata,
allora si risvegliò mettendosi a sbraitare contro i padroni e gli sbirri,
spingendoci all'attacco. Il suo passato di partigiano riemergeva dall'inconscio. Poi, a
mente fredda, il giorno dopo, su l'Unità ci chiamò fascisti!
Demmo tante botte, in quei giorni e ne prendemmo. Alcuni
compagni del gruppo come "Piero il tranviere" erano addirittura arrivati con le pistole . Mi
ricordo bene di Adriano in quei giorni, si batteva contro tre o quattro poliziotti
per volta.
Per fortuna La rivolta di piazza Statuto, Feltrinelli, 1979 di Dario Lanzardo è leggibile qui.
Mi piace segnalare il bel ricordo che Vittorio Rieser fece di Dario Lanzardo, morto nel 2011. Tutti e due ora viaggiatori dell'eternità.
La Stampa 10 luglio 1962
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