DONNE DEL RINASCIMENTO
la poesia di
Veronica Gambara
Vittoria Colonna
Gaspara Stampa
Isabella Morra
Veronica Franco
un progetto della lub Libera Università Bardella
PASSEGGIATA in POESIA e in MUSICA
dalla frazione Bardella alla chiesa di San Michele e alla cappella romanica di santa Maria in Cornaredo
Castelnuovo d. bosco - Asti
" c'è stato un Rinascimento delle donne?" si chiedeva anni fa Margaret King.
No, come sappiamo. Nonostante l'irrompere sulla scena letteraria di un gruppo consistente di poete e letterate. Di cui, tuttavia, è importante assumere il punto di vista se del "Rinascimento" si vuole avere una comprensione non settoriale.
In una passeggiata tra il rinascimento dei vigneti, sul sagrato di due chiesette collinari, con la musica della viola da gamba di Carlo Tagliacozzo in duo col violino di Maria Teresa Lietti, si può far risuonare la voce antica ma presente di donne rinascimentali alle prese con la scrittura poetica e con se stesse.
qualche micro assaggio, cominciando da una invettiva di:
Luigi Montella, Una poetessa del Rinascimento: Laura
Terracina, Salerno, Edisud, 2001
Veggio
il mondo fallir, veggiolo stolto,
e veggio la virtute in abandono,
e che le Muse a vil tenute sono,
tal che l’ingegno mio quasi è sepolto.
e veggio la virtute in abandono,
e che le Muse a vil tenute sono,
tal che l’ingegno mio quasi è sepolto.
Veggio in odio ed invidia tutto involto
il pensier degli amici, e in falso tuono;
veggio tradito il malvagio dal buono,
e tutto a’ nostri danni il ciel rivolto.
il pensier degli amici, e in falso tuono;
veggio tradito il malvagio dal buono,
e tutto a’ nostri danni il ciel rivolto.
Nessuno al ben comun tien fermo il segno,
anzi al suo proprio ognun discorre seco,
mentre ha di vari affetti il petto pregno.
anzi al suo proprio ognun discorre seco,
mentre ha di vari affetti il petto pregno.
Io veggio e nel veder tengo odio meco,
tal che vorrei vedermi per disdegno
o me senz’occhi o tutto ‘l mondo cieco.
tal che vorrei vedermi per disdegno
o me senz’occhi o tutto ‘l mondo cieco.
Daniela Pizzagalli: La signora della poesia: vita e passioni di Veronica Gambara, artista del Rinascimento, Milano, Rizzoli, 2004
Il testo
delle rime scaricabile da: http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_4/t89.pdf
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Correggio: ritratto di Veronica Gambara |
Straziami a possa tua crudel fortuna
E di me gioco fa quanto a te piace,
Godi del strazio mio crudo e fallace,
E giorno e notte in me martiri aduna,
Fa pur ch'io stenti, e che mai tregua alcuna
Non trovi al mio dolor troppo tenace,
Dammi pur sempre guerra e non mai pace,
Et quanti mali hai teco in me raduna;
Che forza non arai, mentre ch'io vivo,
Muovere il fermo cor da quel pensiero
Che mille volte il dì l'uccide, e avviva,
Né temo il colpo tuo spietato e fiero
Che la cagione, onde il mio mal deriva
Tal è ch'ogni gran duol tengo leggiero.
E di me gioco fa quanto a te piace,
Godi del strazio mio crudo e fallace,
E giorno e notte in me martiri aduna,
Fa pur ch'io stenti, e che mai tregua alcuna
Non trovi al mio dolor troppo tenace,
Dammi pur sempre guerra e non mai pace,
Et quanti mali hai teco in me raduna;
Che forza non arai, mentre ch'io vivo,
Muovere il fermo cor da quel pensiero
Che mille volte il dì l'uccide, e avviva,
Né temo il colpo tuo spietato e fiero
Che la cagione, onde il mio mal deriva
Tal è ch'ogni gran duol tengo leggiero.
Carlo De Frede, Vittoria Colonna
e il suo processo inquisitoriale postumo, Napoli, Giannini, 1989; Emidio Campi, Michelangelo e Vittoria
Colonna. Un dialogo artistico-teologico ispirato da Bernardino Ochino,
Torino, Claudiana, 1994; Maria Forcellino,
Michelangelo, Vittoria Colonna e gli
spirituali : religiosità e vita artistica a”Roma negli anni Quaranta, Roma. Viella, 2009;
Nell’edizione; 1760, dell’accademico
“eccitato” Giambattista Rota, sono leggibili e
scaricabili in http://it.wikisource.org/wiki/Rime_(Vittoria_Colonna)
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Michelangelo, ritratto di V. Colonna |
Padre eterno del Ciel, se, tua mercede,
vivo ramo son io nell’ ampia e vera
Vite, ch’ abbraccia il mondo e Seco intera
vuol la nostra virtù solo per fede,
vivo ramo son io nell’ ampia e vera
Vite, ch’ abbraccia il mondo e Seco intera
vuol la nostra virtù solo per fede,
l’
occhio divino Tuo languir mi vede
per l’ ombra intorno alle mie frondi nera,
s’ a la soave eterna Primavera
Il quasi secco umor verde non riede:
per l’ ombra intorno alle mie frondi nera,
s’ a la soave eterna Primavera
Il quasi secco umor verde non riede:
Purgami
sì che rimanendo Teco
mi cibi ognor della rugiada santa,
e rinfreschi col pianto la radice.
mi cibi ognor della rugiada santa,
e rinfreschi col pianto la radice.
Verità
sei, dicesti d’ esser meco;
vien dunque omai, si ch’ io frutto felice
faccia in Te degno di sì cara Pianta.
vien dunque omai, si ch’ io frutto felice
faccia in Te degno di sì cara Pianta.
Vite: v.
Giovanni 15, 1-5
Le sue Rime leggibili e scaricabili qui:
http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_4/t103.pdf
Amor m’ha fatto tal ch’io vivo in foco,
qual nova salamandra al
mondo, e quale
che vive e spira nel medesimo
loco.
Le mie delizie son tutte e il mio gioco
vivere ardendo e non
sentire il male,
e non curar ch’ei che
m’induce a tale
abbia di me pietà molto
né poco.
A pena era anche estinto il primo ardore,
che accese l’altro Amore,
a quel ch’io sento
fin qui per prova, più
vivo e maggiore.
Ed io d’arder amando non mi pento,
purché chi m’ha di nuovo
tolto il core
resti de l’arder mio pago
e contento.
Ci ha lasciato tredici componimenti.
Rime/ Diego Sandoval di Castro e Isabella Morra; a cura di Tobia R. Toscano, Roma : Salerno, 2007; Benedetto Croce, Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro, Sellerio, Palermo,
1983;
Le sue rime leggibili e
scaricabili da:
http://www.liberliber.it/mediateca/libri/m/morra/rime/pdf/rime_p.pdf
http://www.liberliber.it/mediateca/libri/m/morra/rime/pdf/rime_p.pdf

o fiume alpestre, o ruinati sassi,
o ignudi spirti di virtude e cassi,
udrete il pianto e la mia doglia eterna.
Ogni monte udirammi, ogni caverna,
ovunque io arresti, ovunque io mova i passi;
ché Fortuna, che mai salda non stassi,
cresce ognor il mio mal, ognor l’eterna.
Deh, mentre
ch’io mi lagno e giorno e notte,
o fere, o sassi, o orride ruine,
o selve incolte, o solitarie grotte,
o fere, o sassi, o orride ruine,
o selve incolte, o solitarie grotte,
ulule e voi, del mal nostro indovine,
piangete meco a voci alte interrotte
il mio più d’altro miserando fine.
piangete meco a voci alte interrotte
il mio più d’altro miserando fine.
cassi: privi; ulule e voi: e pure voi, o gufi
![]() |
Veronica Franco, ritratto del Tinroretto |
Margaret
F. Rosenthal, The Honest Courtesan: Veronica Franco, Citizen and Writer in
Sixteenth-Century Venice, University of Chicago Press,
1993; Alvise Zorzi, Cortigiana Veneziana, Veronica Franco e i suoi poeti,
1546-1591, Bur, 1993; Dacia Maraini, Veronica,
meretrice e scrittora, Milano, Bompiani, 1992
La sue Rime sono leggibili e
scaricabili qui: http://www.cristinacampo.it/public/veronica%20franco,%20rime.pdf
Quando
armate ed esperte ancor siam noi,
render buon conto a ciascun uom potemo,
ché mani e piedi e core avem qual voi;
e se ben molli e delicate semo,
ancor tal uom, ch'è delicato, è forte;
e tal, ruvido ed aspro, è d'ardir scemo.
Di ciò non se ne son le donne accorte;
che se si risolvessero di farlo,
con voi pugnar porían fino a la morte.
E per farvi veder che 'l vero parlo,
tra tante donne incominciar voglio io,
porgendo essempio a lor di seguitarlo.
A voi, che contra tutte sète rio,
con qual'armi volete in man mi volgo,
con speme d'atterrarvi e con desio;
e le donne a difender tutte tolgo
contra di voi, che di lor sète schivo,
sí ch'a ragion io sola non mi dolgo.
Certo d'un gran piacer voi sète privo,
a non gustar di noi la gran dolcezza;
ed al mal uso in ciò la colpa ascrivo.
Data è dal ciel la feminil bellezza,
perch'ella sia felicitate in terra
render buon conto a ciascun uom potemo,
ché mani e piedi e core avem qual voi;
e se ben molli e delicate semo,
ancor tal uom, ch'è delicato, è forte;
e tal, ruvido ed aspro, è d'ardir scemo.
Di ciò non se ne son le donne accorte;
che se si risolvessero di farlo,
con voi pugnar porían fino a la morte.
E per farvi veder che 'l vero parlo,
tra tante donne incominciar voglio io,
porgendo essempio a lor di seguitarlo.
A voi, che contra tutte sète rio,
con qual'armi volete in man mi volgo,
con speme d'atterrarvi e con desio;
e le donne a difender tutte tolgo
contra di voi, che di lor sète schivo,
sí ch'a ragion io sola non mi dolgo.
Certo d'un gran piacer voi sète privo,
a non gustar di noi la gran dolcezza;
ed al mal uso in ciò la colpa ascrivo.
Data è dal ciel la feminil bellezza,
perch'ella sia felicitate in terra
di qualunque uom conosce gentilezza
…
Torno al mio intento, ond'era uscita fuore,
e vi disfido a singolar battaglia.
Cingetevi pur d'armi e di valore:
vi mostrerò quanto al vostro prevaglia
il sesso feminil; pigliate quali
volete armi, e di voi stesso vi caglia
…
Torno al mio intento, ond'era uscita fuore,
e vi disfido a singolar battaglia.
Cingetevi pur d'armi e di valore:
vi mostrerò quanto al vostro prevaglia
il sesso feminil; pigliate quali
volete armi, e di voi stesso vi caglia
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