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150 anni
Fenestrelle, campo di concentramento

Le prossime celebrazioni saranno appunto “celebrazioni”, in cui le diverse squadre di tifosi si affronteranno. Quella del “Nord civilizzatore” e quella del “Sud schiavizzato” come principali schieramenti in campo accompagnati da tutte le molteplici variazioni sui due temi. Ho l’impressione che l’attualità politica detterà le regole di ingaggio invece di arricchire di nuove esplorazioni e di inedite interpretazioni storiografiche.
Ma veniamo a Fenestrelle.  I lavori di questa imponente costruzione iniziarono nel 1728 e durarono per 122 anni. E' stato il più grande forte d'Europa, usato soprattutto come luogo di detenzione.
L’eco delle Alpi Cozie – Giornale politico-amministrativo-industriale-letterario del circondario di Pinerolo: nell’articolo di prima pagina del 10 agosto 1861 si legge: “Il brigantaggio, da cui sono da qualche tempo afflitte e desolate le Provincie Napoletane, ha preso tutte le proporzioni e l’aspetto di una guerra di partigiani a favore dei Borbone…” . Per noi  il linguaggio suona diverso da come veniva percepito allora. In cronaca, il 17 agosto: “Mercoledì con un convoglio speciale della via ferrata giungevano in Pinerolo circa 260 refrattarii o renitenti alla coscrizione delle Provincie Napoletane…Erano accompagnati da militi del 3° Reggimento di Fanteria e non diedero al loro passaggio alcun motivo di lamento. La fama di tanti briganti raccolti nella pacifica valle di Fenestrelle aveva un po’ allarmato l’opinione e l’animo popolare; ora è pienamente tranquillo, ma tale manterassi in ogni evento?” . Già allora più che le condizioni di vita, non dico i diritti, dei prigionieri sembrava importare la sicurezza e la “tranquillita’. Ma pochi giorni dopo una cronaca molto più sibillina nel linguaggio lascia intendere che nel concentramento del Forte non tutto era così tranquillo: “Tentativo di ammutinamento. Un nostro corrispondente ci scrive che il forte ed il paese fu per un istante in grave apprensione. I soldati che appartenevano alla disciolta armata del Borbone, i refrattari, ed altri cotali avevano ordito una trama che poteva avere dolorosissime conseguenze. Trattavasi di occupare i siti più importanti della fortezza e impadronirsene. Fortuna volle che in tempo ancora per impedirla questa negra trama fosse scoperta. Si presero quindi dall’energico ed intelligente comandante del forte e dalle autorità locali, ricorrendo anche sollecitamente a quelle del Capo-Circondario le misure più opportune. Speriamo che questo deplorabile avvenimento rimanga isolato, e non abbia, in grazia de’ provvedimenti presi, alcuna luttuosa conseguenza”.
La Gazzetta del Popolo del 28 agosto scriveva: “E così se il tristo disegno fosse riuscito, un bel giorno, mentre avreste aspettato il dispaccio delle batoste date ai briganti delle province meridionali, vi sarebbe arrivata la notizia…della necessità di metter l’assedio a Fenestrelle, come far dovemmo a Gaeta e alla Cittadella di Messina”.
Non c’è bisogno di molta fantasia per immaginare le condizioni di vita in questo universo concentrazionario [se anche il Carcere Circondariale di Pinerolo era considerato, dalle cronache dell’epoca, “insalubre”]. Il cardinale Bartolomeo Pacca, pro segretario di Stato di Pio VII, arrestato con il papa su ordine di Napoleone nel 1809 e detenuto per tre anni al forte, scriveva nelle sue Memorie: “La condanna alle Fenestrelle faceva in quei tempi tanto spavento in Italia, quanto suol farlo nelle parti settentrionali d’Europa la rilegazione in Siberia” [fu detenuto per alcuni mesi e poi mandato in esilio a Lione, l’arcivescovo di Torino, Luigi Fransoni, strenuo oppositore delle leggi Siccardi che limitavano i privilegi del clero].
Un ufficiale garibaldino, Vincenzo Cattabeni, già costituente della Repubblica Romana, catturato dall'esercito nazionale insieme ad altri ufficiali "camicie rosse" dopo lo scontro in Aspromonte e con loro detenuto, vi impazzirà e vi morirà. Delicatezza tutta sabauda quella di mettere garibaldini insieme a soldati ex pontifici ed ex borboni.
Il pastore valdese Georges Appia ebbe modo di visitare il carcere di Fenestrelle e nelle sue memorie, pubblicate dai discendenti presso Flammarion a Parigi, nel 1923, scriveva: “Ottobre 1860. Al nostro arrivo a Fenestrelle troviamo i prigionieri disposti lungo i muri della fortezza mentre cercano di scaldarsi, altri lungo il torrente cercando di lavare la loro …unica camicia. Il loro accento, il loro volto bruno, la forma del viso, ci dicevano che non erano svizzeri né austriaci, ma marchigiani, romagnoli, in una parola di tutti gli Stati Pontifici..Qualche giorno dopo sarebbero arrivati 800 prigionieri da Napoli.” Era andato al forte, con il maestro Guigou e il pastore Ribet, perché aveva visto una colonna di prigionieri a Pinerolo: “senza un becco d’un quattrino, stracciati, affamati e affaticati da diverse settimane di prigionia


Sarebbe interessante ricostruire quanti vi furono deportati, quanti vi morirono e perché, quanti riuscirono a fuggire, quali furono le forme di resistenza o di palese “ammutinamento” e quali apparati giuridici di repressione furono messi in atto. Ma queste domande forse arrivano troppo tardi.



A comprovare  che in questo paese qualsiasi occasione è buona per smerciare la propria mercanzia politica si veda la cronaca del 7 maggio 2010 quando un gruppo guidato da Duccio Mallamaci teneva al forte di Fenestrelle una Manifestazione in Memoria ed in Onore dei Militari e Civili, del Regno delle Due Sicilie e degli altri Stati Italiani, Caduti, Deportati e Sterminati per avere difeso la Patria nella Guerra di Aggressione, Conquista e Colonizzazione del 1861.
Alla manifestazione partecipava il deputato Mario Borghezio, della Lega, noto per lo sbandierato razzismo verso tutti i Sud del mondo, a cominciare dal Meridione italiano. C'è ancora moltissima strada da percorrere se per interpretare in modo non conforme la storia dell'unificazione italiana bisogna farsi sostenere da figuri come Borghezio.

Le memorie del cardinal Pacca sono leggibili e scaricabili da Google libri:  Bartolomeo Pacca,
Memorie storiche del ministero de' due viaggi in Francia e della prigionia nel forte di san Carlo in Fenestrelle del Card. Bartolomeo Pacca scritta da lui medesimo e divise in tre parti,

Orvieto, Tipografia Pompei, 1843
 
Le memorie del pastore Appia [Georges Appia, pasteur et professeur en Italie et a Paris : 1827-1910 : Souvenirs reunis par sa famille : illustre de dessins de Georges Appia,  Flammarion, Paris, 1923] si possono trovare presso la biblioteca del Centro Culturale Valdese di Torre Pellice.
 
L'Eco delle Alpi Cozie si trova presso la Biblioteca Alliaudi di Pinerolo.
 
Su Vincenzo Cattabeni, v. M. Deiana, V.C. Un garibaldino dell'800,   in G. Continiello cur., Garibaldi, mille volte, mille vite, AM&D, Cagliari, 2010
 
Il volume di Fulvio Izzo, I lager dei Savoia - Storia infame del Risorgimento nei campi di concentramento per i meridionali, Controcorrente, Napoli, 1999, è costruito con una insopportabile retorica aggressiva [un capitolo è intitolato "soluzione finale"; l'autore dovrebbe sapere che cosa sta evocando], prende per affidabili sia le opinioni sia le informazione fornite dal quotidiano clericale dell'epoca, l'Armonia, e per oro colato le cronache della Civiltà Cattolica, e tuttavia ricostruisce in modo attendibile la situazione a Fenestrelle e a San Maurizio Canavese.
 

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